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      Home » Il Natale raccontato da Sartre
      Pesaro

      Il Natale raccontato da Sartre

      REDAZIONE FANODi REDAZIONE FANONessun commento4 minuti di lettura
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      Domenica 7 dicembre alle ore 17 presso l’auditorium di Palazzo Montani Antaldi, Via Passeri n.72, l’UNILIT (Università Libera Itinerante) presenta: BARIONA racconto di Natale per cristiani e non credenti di J Paul Sartre. Intervengono Maria Rosa Tomasello e Giovanni Paccapelo. Leggono Corrado Capparelli, Thomas Galli, Luigi Sica, Sara Tommasucci- Le Voci dei libri APS. Parteciperà Samuele Lucchi alla fisarmonica. Ne parliamo con la relatrice Tomasello.

      Perché l’Unilit vuole ricordare questa opera teatrale di J.P. Sartre?

      Siamo vicini al Natale, la festività forse più sentita e diffusa nel mondo. Tutti avvertiamo, più o meno consapevolmente, la perdita di significato originario che il Natale ha subito nel tempo. L’Unilit desidera fare gli auguri di Natale alla cittadinanza di Pesaro attraverso un messaggio forte, che Sartre prigioniero, ateo, nel 1940, in piena Seconda guerra mondiale, quando tutto parlava di distruzione e morte, rivolge ai suoi compagni di prigionia.

      Il dies Natalis , la nascita del Bambino libera l’uomo dalla schiavitù del popolo ebraico e lo inserisce nella libertà, nella decisione di quale uomo voler essere, rinforzando il problema della redenzione dell’uomo. Nell’opera, la politica, la religione, la filosofia e la teologia si intrecciano e si fondono in una armoniosa unità.

      Perché I.P.Sartre intitola così  la  sua opera teatrale ? Chi è Bariona?

      “Bariona o il figlio del tuono” riedita con il titolo “Bariona o il gioco del dolore e della speranza”, è un’opera teatrale pensata per credenti e non credenti. Bariona è un’immagine  mitologica, è il nome di un capo villaggio della Palestina sottoposto alla dominazione romana. Il suono della parola è di per sé potente, seguito dal sottotitolo “o il figlio del tuono” aggiunge a Bariona il “roboare” del tuono pieno di lotta, forza e resilienza.

      Qual è l’obbiettivo di Sartre’?

      L’opera, direi, è un’allegoria ambientata a Bethsur, villaggio vicino a Betlemme, che vede la nascita del Messia. Il popolo di Palestina è vessato dai soprusi dei romani, la Francia del 1940 vive l’umiliazione di un governo filo-nazista. Sartre vuole diffondere la speranza nel futuro, vuole parlare ai suoi compagni di prigionia, creare un senso di aggregazione e solidarietà, prospettando un futuro pieno di libertà.

      Come mai Sartre ateo ambienta la sua opera teatrale in un contesto e situazione che rimandano ai personaggi e all’ambiente che è quello della tradizione e fede cristiana?

      Lo sfondo è quello del mistero della Natività, Sartre ne rispetta lo spazio, il tempo e la situazione entro la quale si svolgono i fatti. L’uomo è libero, nella situazione, di accoglierla, stravolgerla, annullarla con la propria decisione. Direi che questa potrebbe essere un’occasione per riflettere sull’ateismo di Sartre e sulla sua filosofia dell’esistenza come libertà, impegno (engagement) e responsabilità. Accanto alla lotta Sartre invia un messaggio di solidarietà umana, il suo è un inno alla speranza, alla vita e all’amore. Se non conoscessimo l’autore dell’opera potremmo pensare che fosse stata scritta da un Padre della Chiesa, un Mariologo.

      Cosa lo fa pensare?

      Sicuramente il prologo dell’opera che, a mio avviso, è un vero capolavoro. Il presentatore è un uomo cieco, privo del  senso della vista, ma l’immaginazione mette l’uomo nella libertà di vivere e riflettere su ciò che Maria abbia potuto provare alla presenza dell’Angelo. Nell’incontro del mistero dell’Annunciazione, la parola tace e la mente elabora domande, pensieri, dubbi troppo umani, incomprensibili all’Angelo che per sua natura non può né nascere né soffrire.

      Davanti agli occhi dell’Angelo si apre la festa dell’uomo che sta per essere consacrato grazie alla nascita del Bambino che verrà al mondo. La musica, arte divina, molto cara a Sartre, accompagna lo spaesamento umano di Maria.

      Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

       

       

       

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