Il cammino sinodale intrapreso dalla chiesa italiana nel 2021 nasce da un preciso desiderio di Papa Francesco di dare un nuovo slancio all’annuncio del Vangelo in una situazione di profonda crisi dell’identità cristiana. Una crisi conseguente alla fine del vecchio modello di chiesa ereditato dal Concilio di Trento in cui il sacerdozio ordinato veniva visto principalmente in funzione del sacrificio eucaristico isolandolo in tal modo dalla comunità dei fedeli da evangelizzare e da servire.
Da qui parte il testo di Frausini il quale, scorrendo le varie fasi storiche della chiesa, evidenzia la sempre più netta separazione creatasi, nel corso dei secoli, tra la componente laicale “esclusa dalla scelta dei ministri, dalla liturgia e dalla stessa eucarestia” e per questo sempre più propensa a “organizzarsi un percorso spirituale alternativo” e la componente clericale sempre più orientata invece al modello monastico e chiamata a “trasmettere alla chiesa discente (i laici) le verità e gli insegnamenti morali”. Ne è seguita una progressiva e inesorabile estraneazione tra il “sacerdozio comune” e il “sacerdozio ministeriale” che ancora oggi caratterizza il volto di una chiesa che fatica a recepire l’idea di “Chiesa-popolo di Dio” nonostante il Concilio Vaticano II l’avesse magistralmente descritta nella Lumen Gentium.
Da dove partire allora per accedere a questa nuova visione di chiesa? Lo schema di fondo lo troviamo nella EG di Papa Francesco il quale al punto 111 afferma che spetta a “tutto il popolo di Dio annunciare il Vangelo”; “l’evangelizzazione – prosegue – è compito della chiesa la quale è ben più di una istituzione organica e gerarchica trattandosi invece di un popolo in cammino verso Dio, pellegrino ed evangelizzatore che trascende ogni pur necessaria espressione istituzionale”.
Se questo è lo schema di fondo occorre però capire come procedere nella comprensione. La proposta di Frausini è quella di cominciare dal rivedere ruolo e funzioni di ciascuna delle componenti dell’unico popolo di Dio a cominciare dalla componente presbiterale pur lanciando importanti input anche alla componente laicale invitandola, ad esempio, a non enfatizzare la vecchia “teologia del laicato” che insiste più sulle differenze di stato e di funzione che sulla radicale unità dei battezzati” per concentrarsi invece su tutto ciò che unisce. Già su questo aspetto era intervenuto alcuni anni fa Marco Vergottini introducendo il concetto di “cristiano testimone” in sostituzione del precedente approccio legato alla teologia del laicato; “l’annuncio della verità cristiana – dice – è impegno di tutti i cristiani, in particolare dei laici” in quanto testimoni sostituendo in tal modo il concetto di “vita laicale” con quello di “vita d’apostolato”.
Frausini introduce in tutto questo, due elementi nuovi nel dare sostegno ecclesiologico alla corresponsabilità laici/presbiteri; due elementi che considera basilari per supportare il recupero di una unità di popolo: si tratta della “apostolicità della chiesa” e della conseguente “successione apostolica”. “Il ministero nella chiesa primitiva – dice – non ha mai avuto un carattere sacro perché tutto il popolo è santo e nel suo ambito non c’è distinzione; la ministerialità nelle prime comunità cristiane nulla aveva a che vedere con le forme sacerdotali del mondo giudaico non avendo compiti di mediazione sacra, ma solo funzioni di guida della comunità; un ruolo che per altro poteva essere agito solo sul consenso della comunità. Se la chiesa delle origini viveva la sua apostolicità come dono affidato a tutto il popolo di Dio, anche oggi, sulla base della successione apostolica, tutti i battezzati, con i diversi ministeri e carismi, contribuiscono in modo proprio e specifico all’apostolicità della chiesa. La missione e la responsabilità appartengono a tutto il popolo di Dio per cui le diversità dei suoi membri vanno interpretate dentro questa comune appartenenza e dignità battesimale.
Una prospettiva interessante per iniziare a coniugare sinodalità e ministero ordinato, sinodalità e ministeri istituiti e carismi laicali maschili e femminili. Solo in questo modo la chiesa potrà dirsi madre chiamata a rispondere alle domande che l’uomo d’oggi porta in sé.


