Mons. Sandro Salvucci: “Il Vangelo dalla testa ai piedi”

Pesaro DI ROBERTO MAZZOLI

Ordinazione episcopale e ingresso in diocesi. Un doppio avvenimento mai visto nella storia recente della Chiesa di Pesaro che, domenica 1° maggio, ha abbracciato con grande gioia il suo nuovo pastore, Sandro Salvucci, 57 anni, di Corridonia nell’arcidiocesi di Fermo. La cattedrale non è bastata a contenere le migliaia di fedeli che hanno comunque potuto seguire la Messa attraverso i maxi schermi collocati sia all’esterno della basilica, che nella centralissima piazza del Popolo e nel santuario della Madonna delle Grazie. Presenti oltre venti tra cardinali e vescovi e una folla di sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose. Sei i pullman di fedeli giunti dal fermano e in particolare da Montegranaro, dove Salvucci è stato parroco fino all’ultimo giorno.

Coccia. La prima parte della celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo uscente, monsignor Piero Coccia, insieme agli ordinanti Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo, e Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola. «Caro arcivescovo Sandro – ha detto Coccia nell’omelia – ti lascio una Chiesa che ama il suo pastore e che con lui guarda al suo futuro con esemplare disponibilità per affrontare le sfide che l’attendono». Poi la Messa è proseguita con la liturgia dell’ordinazione, l’imposizione delle mani, la sacra unzione e la consegna delle insegne episcopali: la mitra, il pastorale e l’anello. Quindi il neo arcivescovo ha preso possesso della cattedra di san Terenzio per la seconda parte della celebrazione.

Discorso. «Sono qui per condividere con voi la passione per il Vangelo, l’amore per la Chiesa, per la comunità e la passione per l’uomo», ha esordito Salvucci. Un breve discorso a braccio «perché – ha detto – non ho avuto il tempo di preparare nessun intervento scritto, visto che ho fatto il parroco fino all’ultimo minuto. Questa mattina – ha proseguito – sono andato a visitare i cimiteri a Corridonia e Petriolo, dove ho pregato sulla tomba dei miei nonni, di mia sorella e del mio parroco, don Benedetto, che mi ha battezzato. Sono tornato alle radici perché quello che stiamo vivendo oggi è un’esperienza di fede che percorre il tempo e corre fino all’eternità. Qui infatti viviamo solo un tratto di cammino. Entrando poi in questa cattedrale, e camminando tra gli antichi mosaici che sono sotto il pavimento della chiesa, ho pensato alla fede di questa terra che nasce dal sangue di un martire, il santo patrono Terenzio. Il martirio è il segno dell’amore più grande, per questo chiedo al Signore di darmi l’audacia e il coraggio di annunciare il Vangelo qui a Pesaro, che sento già casa mia». Prima della benedizione finale monsignor Salvucci ha voluto ringraziare tutti i presenti, compresi alcuni sacerdoti della Chiesa ortodossa, con un pensiero alla comunità islamica di Montegranaro, impossibilitata a raggiungere Pesaro a causa del Ramadan.

«Per me l’immagine più emblematica di quello che abbiamo vissuto qui oggi – ha concluso – è quel Vangelo aperto sopra la mia testa. Per questo chiedo al Signore, per me e per tutti i fedeli pesaresi, di poter vivere il Vangelo dalla testa ai piedi. Questo è l’augurio che faccio».

Piazza. Al termine della Messa il nuovo arcivescovo, seguito da una folla festante e dalla banda di Candelara, si è recato in piazza del Popolo per un saluto alla città. Ad attenderlo le autorità civili e militari: «Non vediamo l’ora di iniziare questo cammino con lei – ha detto il sindaco Matteo Ricci a nome di tutti i pesaresi – siamo sicuri che ci terrà per mano: benvenuto a Pesaro».

 

 

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