“La vera ricchezza sono le persone”

Fano
di Redazione

“La vera ricchezza sono le persone. Dal dramma delle morti sul lavoro alla cultura della cura”. E’ stato il messaggio CEI per la Festa di San Giuseppe Lavoratore a fare da filo conduttore alla celebrazione diocesana a Villa Prelato.

Lavoro. Al termine della Santa Messa presieduta da Mons. Ugo Ughi, è intervenuto Alberto Alesi, presidente delle Acli provinciali, il quale ha sottolineato l’obiettivo delle Acli che si è mantenuto intatto nel corso degli anni. “Le Acli nate per aiutare, assistere ed essere punto di incontro dei lavoratori, in oltre 75 anni di storia hanno mantenuto come scopo, e ancora oggi hanno, le persone come ricchezza; il messaggio dei vescovi per la festa dei lavoratori ricorda proprio questo “La

vera ricchezza sono le persone”. Il lavoro – ha proseguito Alesi – oggi per l’uomo ma soprattutto per la donna, non può essere il limite alla realizzazione della propria aspettativa di vita di formare una famiglia e vivere una vita serena; la precarietà o peggio il timore di essere licenziata perché incinta, non può esistere in un paese che si considera civile! Se esiste questo rischio, significa che la cultura

del rispetto umano è ancora molto lontana dall’essere una realtà concreta. Come Acli provinciali cerchiamo di fare la nostra parte, il mio obbiettivo ed il mio impegno in Acli è diffondere la cultura del rispetto umano in ogni ambito, soprattutto in quello lavorativo, per essere alla moda è la mia mission, che è poi in definitiva la missione portata avanti in tutti gli anni di storia dalle Acli Nazionali”.

Responsabilità. Nel suo intervento, Laura Giombetti, presidente dell’Azione Cattolica Diocesana, si è soffermata sui temi della cura e della responsabilità. “Il volto umano richiama la centralità dell’uomo che nella Laudato Sii di Francesco è il primato della cura e rappresenta la modalità fondamentale nelle relazioni tra persone: custodia, accoglienza, responsabilità, servizio.  Cura e non sfruttamento, cura e passione, diligenza, tenere a cuore, metterci del proprio. Cura che dice responsabilità, anche del samaritano dell’ora prima, cioè di chi si poteva porre la questione che nessuno fosse aggredito dai briganti lungo la strada (Immagine di don Tonino Bello). Una responsabilità di formazione, di promozione, di inclusione, di opportunità e contesti di lavoro, a partire da chi fa più fatica, più ai margini: giovani, immigrati, donne. Credo che anche nella memoria di San Giuseppe Lavoratore, che è un lavoratore dal basso, occorre ricreare una cultura del lavoro che riguarda ciascuno di noi, di diritti e doveri, di competenza di motivazione, di modalità che vanno di pari passo alla cultura dell’intrapresa, dell’intraprendere. Riguarda le imprese e gli imprenditori, i lavoratori, chi li rappresenta, lo Stato. Non aver paura di sporcarsi le mani, di “faticare” (anche il lavoro intellettuale è fatica), non è questione solo di quando andare in pensione, è chiedersi di quale contributo si può essere portatori (per i più giovani e anche dopo…. sempre) e quali contesti si possono creare perché ciascuno abbia opportunità di lavoro e quindi opportunità di vita”.

Partecipazione. Presenti anche il delegato di CISL Leonardo Bartolucci che ha messo in evidenza l’importanza della formazione e della partecipazione attiva nei processi di incontro della domanda e della creazione di nuovi equilibri nel mondo del lavoro e Alberto Di Martino presidente UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) sezione di Fano che ha ribadito l’importanza del valore della persona come capitale umano.

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