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      Home » Erman Izzi: una nuova iconografia religiosa
      Cultura

      Erman Izzi: una nuova iconografia religiosa

      RedazioneDi RedazioneNessun commento2 minuti di lettura
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      Fotografia – DI LORENZO FATTORI

      L’arte di Erman Izzi: una nuova iconografia religiosa

      Successo per la mostra la mostra fotografica del giovane Erman Izzi presso la Fondazione Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. L’artista, classe 1977, si è diplomato in pittura presso l’Accademia di Belle Arti a Urbino e oggi vive a Pesaro. Il suo lavoro verte sull’interesse per il linguaggio pittorico che si intreccia ad una pluralità di interessi, primo tra tutti quello per il cinema. Ha esposto le sue opere a Pesaro, Roma, Bologna e Copenhagen. La mostra pesarese ha presentato due sezioni: una intitolata “Limes”, l’altra “Ara Hominis”; entrambe sono a cura di Roberta Ridolfi. Di grande interesse lo scatto con cui il fotografo ci propone una nuova iconografia religiosa definita dal critico un “misticismo estetico del corpo”. «Da sempre l’iconografia religiosa si esplica nella rappresentazione del corpo umano del Santo – spiega l’artista – poi una serie di simboli contribuiscono a sottolineare la sua levatura morale. Il corpo diventa oggetto di adorazione, anche dopo la morte, basti pensare all’uso delle reliquie o alla visita alle tombe dei santi stessi».

      Erman in questo scatto ha cercato di far assumere al modello una posizione canonica, ed è il protagonista della scena. La figura allarga le braccia e si protende verso lo spettatore, con chiaro intento di donarsi. Indossa il saio, veste simbolica degli uomini mistici, ma è trasparente e non più in tela di sacco, in maniera tale da non compiere censure. La veste permette la contemplazione del corpo, anche nelle imperfezioni, come le cicatrici ed altri segni che richiamano le penitenze compiute o il martirio subito. I suoi occhi sono magnetici, catalizzano l’attenzione dello spettatore, ed il suo sguardo è al contempo introspettivo ed ispettivo. Nello scatto, a parte il Santo, non c’è altro che la luce, che crea tutta la composizione e la poetica che essa sola riesce a restituire. Sono chiare le fonti a cui si è ispirato il fotografo: la scultura classica, con i canoni della bellezza e delle proporzioni; ma la bellezza va oltre ed è data anche dall’umanità del Santo che è umano in primis, ma che con la forza della preghiera e della sopportazione ha raggiunto uno status speciale.

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