Una maestra che proiettava al futuro

Isola di Fano
a cura di Emilio Pierucci

Isola di Fano è in lutto per la scomparsa di Naty Bracci, con lei se n’è andato un altro tassello delle maestre di quella generazione che hanno retto la scuola primaria del nostro borgo fino a poco tempo fa. L’aveva preceduta, da non molto, un altro cardine di quella schiatta, Anna Clara Avenanti. Naty era di Fossombrone, del capoluogo, ed era finita in periferia per motivi di lavoro. La sua prima sede scolastica è stata la scuola di Pian di Tarugo, una di quelle scuole rurali che l’amministrazione comunale del secondo dopoguerra aveva realizzato per porre fine ad aule rabberciate presso locali di case coloniche. In queste moderne sedi oltre ad un’aula ampia e un atrio capiente, vi era anche un monolocale per l’insegnante. Naty, quindi, ne approfittò visto che non era diffuso ancora l’impiego dell’automobile su larga scala. La permanenza sul posto le fu alquanto vantaggiosa, perché ebbe modo di conoscere Olivio, il suo futuro compagno di vita. Egli frequentava spesso la zona perché da quelle parti aveva dei poderi rimasti senza mezzadri; siamo in pieno periodo del superamento della mezzadria e la famiglia Maurli, già da un po’ di tempo, si era trasferita a Isola.

Un carattere forte. Naty possedeva un carattere forte estroverso, espansivo; di estrazione popolare le piaceva dialogare con tutti e l’ambiente d’Isola le calzava a pennello. Lara, un’ex alunna, è rimasta legata alla sua insegnante per la personalità di lei energica, coraggiosa e fiera, per il suo modo d’insegnare che non si limitava solo alla routine del programma, ma che proiettava le giovani coscienze verso il futuro. Un altro aspetto della sua personalità riguardava la fede, spesso ripeteva di non aver paura di morire, perché era fermamente conscia che nell’aldilà si sarebbe riunita con tutte quelle persone cui era stata legata su questo mondo.

Esequie. Ella durante la sua esistenza, si era resa utile anche verso la società, ha collaborato con l’attuale parroco, don Alessandro, ad impartire il catechismo ai ragazzi che si apprestavano a ricevere i sacramenti. Per il suo funerale ha voluto che fosse letto un testo scritto da lei e che a leggerlo fosse Lara, l’allieva a cui era rimasta parecchio legata. La testimonianza è un po’ una memoria sulla sua vita in seno alla comunità dell’Isola e riguarda l’attività, la scuola, l’impegno nel sociale, gli accesi colloqui con il parroco sul modo di affrontare e vivere la fede e conclude con le scuse rivolte a tutti coloro che con la sua dialettica esuberante avrebbe potuto offendere.

Al cimitero si è riservata una nicchia di fianco a quella del suo Olivio, convinta com’era che nell’altra vita il ricongiungimento alle persone amate avvenisse in forma oltremodo naturale.

 

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