NATALE – Messaggio dei tre Vescovi di Pesaro, Fano e Urbino

NATIVITÀ DI GESÙ CRISTO. ICONA SCRITTA PER MANO DELL’ARTISTA PESARESE FRANCESCA PARI, COPIA DI UNA MINIATURA TRATTA DAL MENOLOGIO DI BASILIO II DEL SECOLO X (COMUNITÀ MONASTICA BET’EL, 2019).

Natale: la follia di Dio

Gesù, nostra gioia, sia luce ai nostri passi in questo suo e nostro santo Natale “Dio si è interessato alla nostra vita”

 

 

 MESSAGGIO – I VESCOVI DELLA METROPOLIA*

 

 

 La nostra fede nel Natale del Signore, carissimi, ci racconta che Dio è interessato alla nostra vita, alle nostre vicende, ai nostri desideri di giustizia e di equità sociale e, dunque, al nostro impegno civico e politico, personale e comunitario, perché tutti – nessuno escluso – si sentano di casa in questo splendido territorio. In realtà, un cristiano che non ha a cuore il bene comune e non impegna i suoi talenti e le sue competenze a rendere più vivibile e giusta la convivenza sociale, disattende il senso salvifico dell’incarnazione del Verbo. Lui si è fatto “carne” per umanizzarci.

Grazie a Dio, termini come prossimità, reciprocità, collaborazione, dignità, sostenibilità, cura, risuonano sempre più famigliari, e non solo nei nostri ambienti ecclesiali; tuttavia per noi, discepoli del Signore, sono concreto impegno a declinare il motivo ultimo delle festività liturgiche natalizie. “Io – dice Gesù – sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Facciamo dunque sempre più nostro il sogno evangelico “di fraternità e di amicizia sociale – da condividere con tutti – come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli” (Papa Francesco in Fratelli Tutti 6,8).

Lungo il cammino della storia, la luce che squarcia il buio ci rivela che Dio è Padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre. In questo consiste l’annuncio della notte di Natale.

Raggiungere Dio è sempre stata la massima aspirazione di ogni persona religiosa: salire   e spiritualizzarsi, per fondersi misticamente con il Dio invisibile. I potenti pensavano di raggiungere Dio e di essere al pari di lui mediante il trionfo del proprio interesse, l’accumulo delle ricchezze; gli uomini pii attraverso l’accumulo delle preghiere.

Solo la follia di Dio (1 Cor 1,25) ha potuto spingere l’Altissimo, non solo a diventare un uomo, ma addirittura a rimanerlo. Con la nascita di Gesù, Dio non è più lo stesso e l’uomo nemmeno: è cambiato completamente il rapporto tra Dio e gli esseri viventi e tra questi e il loro Signore. Potenti e religiosi pensavano di raggiungere la condizione divina, separandosi dagli altri: i primi per dominarli, i secondi per essere di fulgido esempio. Più il potente voleva salire e più sprofondava nelle tenebre, nella profondità dell’abisso (Is 14,15), poiché più si allontanava dai suoi simili, più diventava disumano. Più l’uomo religioso si distaccava dagli altri per incontrare Dio, più questi pareva allontanarsi, diventare irraggiungibile:  poiché chi si separa dagli uomini si separa dal Signore.

Con il Natale si è capito perché: non bisogna salire per incontrare il Signore, ma scendere, perché in Gesù Dio si è fatto profondamente umano e si è messo a servizio di tutti. Con Gesù Dio non dev’essere più cercato, ma semplicemente accolto (Gv 1,12). Egli è il Dio con noi (Mt 1,23), che chiede di andare, con Lui  e come Lui,  verso ogni persona. Più si è umani, più si libera il divino che è già in noi.

E’ così. La peculiarità cristiana sta nella completa assunzione, da parte del Padre, della natura dei suoi figli, negli eventi gioiosi come in quelli luttuosi.

In questo ancora difficile Natale, di crisi sanitaria ed economica, di divisione sociale, gravato del peso di un’incertezza sul futuro, Dio si è inchiodato alle nostre sofferenze e alle nostre paure, alle nostre fragilità, al nostro quotidiano eroismo.

E se ha voluto nascere in una stalla non si scandalizzerà di me, dello sporco che c’è in me. Abiterà le mie miserie, le abiterà come una luce; dimorerà dentro questo nodo di povertà e di sole che io sono, lo abiterà per trasformarlo. La grandezza di un uomo dipende da chi lo abita. Vera grandezza è essere abitati da Dio.

Dio viene come un bambino. Sta a noi aiutare Dio a incarnarsi ancora in queste strade, in queste case, in questa città, diventando uomini di buona volontà, coltivando e custodendo in noi una volontà di cose buone, di amore, di giustizia, di pace, come una luce discreta per il nostro cammino, come un immenso canto di gioia dentro la nostra fatica di vivere.

Ad ogni Natale siamo chiamati a ritrovare le ragioni della speranza, credere che la luce vincerà le tenebre e che la povertà della nostra umanità, il male e la morte verranno sconfitti. Perché questo sia possibile siamo chiamati a percorrere la via della prossimità solidale, della fraternità accogliente, del caricarci di chi soffre e di tutti i ‘piccoli’ della terra come il buon samaritano, come Gesù. Questa è la nostra missione, di questa cultura dobbiamo essere testimoni.

* S.E. Mons. Piero Coccia – Arcivescovo Metropolita di Pesaro

S.E. Mons. Giovanni Tani – Arcivescovo di Urbino-Urbania-S-Angelo in Vado

S.E. Mons. Armando Trasarti – Vescovo di Fano- Fossombrone-Cagli-Pergola

 

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