La vita di Giuseppe prova concretamente che è possibile vivere il Vangelo

La figura di San Giuseppe ha fatto da filo conduttore all’incontro per famiglie che si è tenuto domenica 21 marzo nella parrocchia di San Paolo Apostolo al Vallato.

A introdurre il pomeriggio, trasmesso anche on line sul sito della Diocesi, Carlo Berloni direttore, insieme alla moglie Nicoletta, dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare. “Oggi mettiamo un seme – ha sottolineato Berloni – nel nostro cuore, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità”. La riflessione è stata affidata al Vicario Generale don Marco Presciutti che, dopo aver guidato il momento di preghiera, si è soffermato sulla parte finale Lettera di Papa Francesco “Patris corde”. “

“Giuseppe – ha sottolineato don Marco – ci ricorda che tutti noi, anche quelli che non appaiono in prima linea, anche chi non ha compiti speciali in diocesi o in parrocchia o nella società civile, nell’associazionismo, possiamo e dobbiamo vivere il nostro protagonismo, collaborare per fare avanzare la storia della salvezza, offrire il nostro originale preziosissimo contributo per l’umanizzazione del mondo. Giuseppe era uguale a noi, della nostra stessa carne, impastato di fragilità, nostro fratello nel cammino della vita e della fede. Riscopriamolo allora come uno imitabile, vicino, figlio, fratello, sposo, padre, a volte spaventato, in crisi, senza soluzioni facili, minacciato, costretto a fuggire, a nascondersi, un umile lavoratore. La vita di Giuseppe prova concretamente che è possibile vivere il Vangelo. Giuseppe è un uomo libero e per questo può permettersi l’umiltà della seconda fila. Ognuno di noi ha bisogno di imparare quest’arte di saper godere del bene degli altri. Maria e Giuseppe – ha proseguito don Marco – si sono voluti bene, hanno vissuto come una coppia vera: è attraverso il loro amore che Dio ha voluto irrompere nel mondo e prendere la nostra carne”.

 

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