Il centurione e i due ladroni

Fano
di Redazione

Sui due ladroni e il centurione si è soffermato il Vescovo Armando, lunedì 22 marzo, nella riflessione del quinto Quaresimale nella Basilica di San Paterniano.

Centurione. “Fra tutte le persone che stanno sotto la croce – ha messo in evidenza il Vescovo – due sono segno della resurrezione già presente: un romano che faceva parte di quel gruppo di soldati che aveva angariato Gesù, lo aveva schernito, schiaffeggiato, flagellato, coronato di spine, riempito di sputi. Erano giovani che molto spesso scappavano da Roma per sfuggire alla pena capitale, dopo aver commesso delitti.  Andavano alla ricerca di un’avventura a tinte forti, che facessi dimenticare il nonsenso della loro esistenza. Cercavano di dimenticare se stessi nella violenza gratuita e bestiale che riversavano nei condannati. Il Centurione faceva parte di questo ceto, ma in lui era rimasto uno spazio di umanità. A parte la Madre e il discepolo amato che vegliarono con Gesù morente, anche il centurione romano che controllava lo svolgimento della crocifissione può essere un modello di adorazione. Probabilmente quell’ufficiale ha tenuto d’occhio Gesù dall’arresto fino alla morte. Vedendo Gesù tradito, arrestato, accusato, umiliato, spogliato e brutalmente inchiodato alla croce, ha sorprendentemente concluso: “Veramente quest’uomo era giusto” (Lc 23,47), e: “Davvero costui era Figlio di Dio” (Mt 27,54; Mc 15,39). Già indurito da tante crocifissioni di cui era stato il supervisore, deve aver visto qualcosa di nuovo in Gesù. Al termine di una esecuzione di routine, è fiorita una professione di fede in Gesù. Apprendiamo dall’ “adorazione” del centurione che il sacrificio della vita di Gesù non può essere apprezzato per quello che è veramente, se non si affronta l’orrore della croce”.

I due ladroni. Il Vescovo si è, poi, soffermato sulla figura dei due ladroni. “Nei racconti della Passione, si riscontra un altro segno della resurrezione imminente. Il dialogo dei due ladroni, crocifissi uno a destra e uno a sinistra del Salvatore, due delinquenti che subivano la stessa pena di Gesù.  Quando Gesù viene crocifisso, alcuni continuano a schernirlo come avevano iniziato a fare nel Pretorio. Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto (Lc 23,35). I capi ebrei non potevano convincersi che sarebbe finita così: colui che ha risuscitato Lazzaro, che ha dato la vita ai ciechi, che ha fatto tanti miracoli fino a essere crocifisso, alla fine sarebbe dovuto scendere dalla croce. Questi due uomini, vedono esattamente la stessa realtà, sentono le stesse parole, notano gli stessi atteggiamenti, ma si comportano in modo totalmente diverso. Uno si chiude in se stesso, l’altro apre il suo cuore. Com’è importante mantenere, almeno nel fondo di noi, un’apertura sincera a ciò che Dio vuole dirci, al passo che vuole indicarci! Un passo che può essere decisivo, anche se all’inizio può sembrarci incomprensibile o impossibile. Il timore di Dio di cui parla il ladrone buono non è la paura di Dio, ma apertura a ciò che egli vuole comunicarci, è ascolto”.

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