“Tutti possiamo curare”

Fano
di Redazione

“Papa Francesco ci ricorda che l’ascolto deve portarci all’azione, essere discepoli di Gesù vuol dire sentirsi amati per amare, lasciarsi attraversare dall’amore di Dio”. Con queste parole il Vicario Generale, don Marco Presciutti, ha iniziato l’omelia nella Santa Messa celebrata nella parrocchia di San Paolo Apostolo al Vallato in occasione della XXIX Giornata Mondiale del Malato a cui hanno preso parte operatori sanitari e volontari di associazione che si prendono cura del territorio.

Pastorale della Salute. “La pastorale della salute – ha sottolineato don Mirco Ambrosini, direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute, all’inizio della celebrazione eucaristica – abita i luoghi della sofferenza con i cappellani, con gli assistenti spirituali, con i volontari, convive ogni giorno con questi professionisti della salute e sa bene quali carichi di stress portano, quali carichi di sofferenza psicologica e spirituale devono gestire ogni giorno. In questo tempo di pandemia – ha proseguito don Mirco –  abbiamo assistito alla dedizione, alla fatica di tanti uomini e donne che si sono presi cura di noi. Ringraziamo loro e Dio Padre che suscita la dedizione e l’abnegazione di questi nostri fratelli e sorelle”.

Ascolto. “Papa Francesco – ha proseguito don Marco Presciutti – ci mette in guardia, in modo molto forte, dall’ipocrisia del dire e non fare, dalla riduzione della fede a esercizi verbali, a sterili elucubrazioni, denuncia un pericolo molto forte ovvero l’approccio ideologico deresponsabilizzato. Ci ricorda che l’ascolto deve portarci all’azione, essere discepoli di Gesù vuol dire sentirsi amati per amare, lasciarsi attraversare dall’amore di Dio. La pandemia – ha messo in evidenza don Marco riflettendo sulla pagina di Vangelo che racconta la parabola del buon samaritano – ci ha fatto sperimentare che siamo fragilissimi, vulnerabili. La malattia ci ricorda che abbiamo bisogno degli altri e scatena dentro di noi le domande di senso, le moltiplica. Gesù – ha proseguito don Marco – si è immerso nella vita di tutti. Non è venuto a offrire teorie, ma a farci sperimentare la sua compagnia, si fa uno di noi, si immedesima con ogni uomo che vive il dolore. Ogni volta che incontriamo qualcuno nella fragilità, infatti, Dio è tutt’uno con chi soffre. Il malato ci fa ritornare al cuore della nostra fede”.

Prossimità. Don Marco, riprendendo le parole del Papa, si è soffermato sull’importanza della vicinanza e della prossimità con chi soffre, fermarsi, ascoltare, stabilire una relazione diretta, sentire empatia, lasciarsi coinvolgere dalla sofferenza fino a farsene carico nel servizio. “La pandemia – ha concluso don Marco – ci ha rivelato un mare sommerso di solidarietà, un’umanità ancora molto sana che si è sacrificata per chi soffriva. Ringraziamo tutti coloro che in questo tempo hanno fatto ricrescere la speranza”.

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