“I poveri sono nostri fratelli”

Fano
a cura di EP

In occasione della Giornata Mondiale dei Poveri siamo andati “virtualmente” fino in Tanzania a trovare Suor Daniela che presta il suo servizio tra i più bisognosi. Grazie a whatsapp sono riuscita a raggiungerla in tempi brevi e il suo messaggio, dopo avermi dato la sua disponibilità per un’intervista, è stato “Buon lavoro anche lì per voi, vi accompagniamo con la preghiera in questo momento non facile”.

Il Papa nel messaggio per la Giornata Mondiale dei Poveri scrive: “Tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Cosa vuol dire tenere lo sguardo rivolto al povero e perchè a volte è più facile ‘girarsi dall’altra parte’?

Penso che tenere lo sguardo rivolto ai poveri sia anzitutto avere il desiderio di vedere nel povero un fratello. Tenere lo sguardo rivolto ai poveri per noi si incarna nell’aprire la nostra casa, senza far differenze legate allo stato sociale, nel metterci a disposizione dei bisogni che di volta in volta riscontriamo come più urgenti, farci carico delle fatiche della nostra gente cercando di arrivare insieme a trovare delle soluzioni, portare nella preghiera i pesi che ci vengono ogni giorno affidati. È innegabile tuttavia che questo non è semplice: spesso è più facile chiudere gli occhi o girarsi da un’altra parte perché il povero è estremamente scomodo! È scomodo perché riconoscere la povertà dell’altro mi mette davanti alla mia ricchezza che sono chiamato a condividere. Mettere al centro del cuore l’altro, il povero, ci chiede di rivedere ogni giorno il nostro stile di vita.

I poveri non sono solo quelli che non hanno da mangiare, ma anche quelli che non riescono ricevere un’istruzione adeguata, che non hanno più un lavoro e adesso con la pandemia in atto il numero dei poveri è aumentato. Che idea ti sei fatta di questo tempo?

Da quando vivo qui, sto facendo esperienza delle diverse forme di povertà e sicuramente la mancanza di beni materiali non è la forma più grave e pericolosa. Prima tra tutti, a mio parere, è la crescente mancanza di libertà che è culminata nelle recenti elezioni, l’impossibilità di ricevere un’istruzione adeguata. Un’altra situazione difficile qui è l’assistenza sanitaria: in Tanzania è un servizio a pagamento e con questo intendo che chi non ha un’assicurazione, se ha bisogno di andare in ospedale, deve pagare non solo tutte le prestazioni, ma anche i vari strumenti che devono essere utilizzati. E poi la condizione della donna: secondo il pensiero comune, che purtroppo anche molte delle donne condividono, la donna occupa una naturale posizione di sudditanza rispetto all’uomo. Eppure sono le donne la spina dorsale dell’economia.

Premesso questo, penso che la crisi che la pandemia sta creando a livello mondiale potrebbe essere anche un’occasione per reimparare a vivere con più attenzione all’altro, a partire da chi vive accanto a me.

 

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