La Bibbia, cuore dell’essere cristiani

Fano
di Redazione

“Conoscere la Bibbia: cose nuove e cose antiche” è stato il tema della lezione del biblista don Tonino Nepi, professore di Sacra Scrittura dell’Istituto Teologico Marchigiano, che lunedì 5 ottobre ha inaugurato al Centro Pastorale Diocesano la Scuola di Formazione Teologica di Metropolia i cui corsi prenderanno il via martedì 13 ottobre.

Teologia. Ad aprire la serata, organizzata nel rispetto delle norme anti Covid, don Giovanni Frausini, delegato per il servizio diocesano per la formazione teologica, che dopo aver presentato in sintesi le finalità della scuola e il relatore ha dato la parola al Vescovo Armando. “C’è la necessità – ha esordito il Vescovo – di rendere la teologia più accessibile a tutti, ai laici i quali necessitano di una formazione teologica più adeguata per maturare una fede adulta. Non si può e non si deve parlare di una sorta di teologia minore per i laici perché la teologia non conosce confini né di soggetti né di oggetti. I saperi vanno armonizzati in un’unica sinfonia evitando di procedere per comparti stagni. Il cammino del teologo – ha proseguito il Vescovo – diventi un progressivo incontro con la verità, incontro che lo coinvolge in una relazione intima e affettiva. Dall’incontro con la verità scaturisce poi il discorso morale, esigenza del bene e dell’annuncio missionario della verità”.

Bibbia. Nell’introdurre il suo intervento,  il professor Nepi è partito proprio dalla polifonia della Bibbia e dall’etimologia di questa parola. “La Bibbia – ha sottolineato Nepi – è un concetto plurale, è una sinfonia di voci. Come la definisce la Biblioteca Nazionale di Israele non si tratta di un’antologia scritta da un solo autore, ma di più autori, di scritti eterogenei maturati e sedimentati in un arco di tempo di circa mille anni. Per quanto riguarda la sua compilazione, abbiamo più sicurezza per quanto riguarda il Nuovo Testamento e meno per quanto riguarda quello Antico. La Bibbia – ha proseguito Nepi – costituisce il cuore del nostro essere cristiani, la Bibbia non è un trattato di morale piuttosto dobbiamo chiederci ‘che tipo di luce accende nella mia vita, nella mia storia?’. Una certa fatica nel comprendere certi testi biblici è provvidenziale perché ci aiuta a non cadere nell’errore di far dire alla Bibbia i nostri pensieri, pensieri che devono rimanere aperti come il nostro cuore a ciò che il Signore ci dice”. Nepi si è soffermato poi sulla Bibbia come il grande codice e sui suoi aspetti più tecnici, quali ad esempio la scrittura della Bibbia distinguendo fra traduzione e stesura.

 

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