Strade nuove per essere vicini alla gente

Siamo dentro questo tempo come Gesù ha fatto nel suo tempo: continuità e discontinuità, fedeltà e novità si incontrano. Come stare dentro questo tempo segnato dal Coronavirus? Come custodire quanto fino ad oggi ha caratterizzato le nostre giornate, la nostra quaresima, le ceneri, il santificare la festa partecipando all’assemblea domenicale e all’Eucaristia? Come mantenere tutto questo se ci è vietato? Non parlo tanto di affetti che sanno tanto del “si è sempre fatto così” e arrivano ad accusare chissà quali macchinazioni o attacchi da parte di chi cristiano non è o di potenze straniere che costruiscono ad arte certe cose, ma parlo di come vivere la fede che adesso è spogliata di tanti orpelli con cui invece di manifestare la sua bellezza l’abbiamo resa insignificante. È il tempo della fede nuda e cruda!

Certo questo è il tempo in cui sono svelati in qualche modo i segreti dei nostri cuori! Siamo individualisti? Ci sentiamo padri eterni e andiamo contro quanto normato dall’autorità? Quale senso istituzionale manifestiamo come uomini e donne di Chiesa? Ci vediamo discriminati come cristiani perché i pub o le palestre sono piene mentre le chiese ci chiedono di lasciarle vuote? È questo un “momento favorevole” come abbiamo detto il primo giorno della quaresima? Favorevole per cosa? Siamo solo preoccupati di confermare la benedizione delle famiglie o altro o sappiamo trovare strade nuove per essere “vicini” alla gente?

Mi ha colpito quanto i nostri vescovi ci hanno invitato a cambiare nella celebrazione dell’Eucaristia. Due gesti piccoli e semplici: lo scambio di pace non può essere dato con la stretta di mano ma in altro modo (un inchino, un sorriso …) e la comunione viene ricevuta sulla mano. Non viene negata la comunione con Dio e con gli altri ma ci viene chiesto di cambiare il modo.

È così comunico che l’assemblea della nostra Diocesi di domenica 15 marzo con don Armando Matteo è rinviata al mese di giugno. Questo incontro inserito in quella conversione pastorale che trova nella sinodalità la novità più grande. Camminare insieme, ascoltare tutto e tutti per discernere i segni della presenza di Dio nascosti in questo tempo. Il titolo dell’incontro è: «Da un cristianesimo consolatorio ad un cristianesimo dell’innamoramento. Per un cambiamento della mentalità pastorale». E se i tempi che corrono, nel nostro esodo pasquale, non ci permetteranno di incontrarci, certamente continueremo a pensare, pieni di fiducia, vie inedite attraverso cui annunciare il vangelo della gioia e della speranza.

 

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