Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Due o tre nel Suo nome

L’EDITORIALE
DI DON MARIO FLORIO

Una parola cara al Nuovo Testamento: fratello o anche sorella. L’altra: fraternità o anche sororità. Dove scopriamo realmente cosa ci sta dietro? Nell’incontro quotidiano in cui l’altra persona viene riconosciuta come parte di te e tu parte di lei o lui ed insieme parte di un destino comune. C’è un’espressione nel Nuovo Testamento che restituisce i contorni del mistero che abita le relazioni tra i discepoli di Cristo: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Da questa Sua presenza “in mezzo” prende rilievo quel modo di essere che è essere “tra/fra” le persone in un modo nuovo, con uno stile di vita cristiana che per vocazione è ecumenico e missionario.

Ecumenico perché guarda al dono della vita cristiana che è nell’altro e, se segnato dalle ferite di una separazione breve o anche lunga nel tempo, cerca le strade per ricucire lo strappo e ritrovare la bellezza di quel dono. Questo accade solo negli incontri, quelli con le persone che stanno dietro l’angolo dei nostri pensieri, delle nostre case, delle nostre abitudini. Pregare insieme in questi giorni per l’unità dei cristiani è chiedere questa capacità di guardare dietro l’angolo per accorgersi della Sua presenza nei volti e nelle storie degli immigrati di fede cristiana ortodossa, dei fratelli cristiani evangelici che abitano vicino a noi, degli anglicani che alla domenica celebrano messa nella nostra chiesa parrocchiale, nei gemellaggi tra comunità cristiane sparse in Europa con le parrocchie del nostro territorio.

 

Missionario perché guarda al compito che nasce dalla bellezza di questi incontri, una bellezza che attrae e che vuole contagiare altri. Una missione per attrazione, un annuncio mediante il dialogo, uno slancio che non riporta a sé ma porta ad abitare presso l’altro, come evocato dal significato letterale della parola “parrocchia”. Questa non può essere recinto! È tempo di tornare alla strada, al mondo, con quella simpatia che ricompone tanti piccoli conflitti tra carismi, ridimensiona tante paranoie pastorali e libera da tanti vicoli ciechi e prassi autoreferenziali.  L’apostolo Paolo ha sperimentato un’accoglienza senza pari da gente pagana, dopo il naufragio a Malta. “Ci trattarono con gentilezza” ricorda il libro degli Atti degli Apostoli (cf At 28,2) e recita la parola guida della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno. L’annuncio del Vangelo a Malta è stato possibile per un naufragio imprevisto e per un’altrettanta imprevista fraternità e ospitalità rivolta a Paolo e a quelli che erano con lui.

Un sogno: immaginate le nostre cattedrali o altri luoghi di culto delle nostre città, durante le veglie di preghiera per l’unità dei cristiani, con tanti fratelli e sorelle cristiani/e per essere insieme a domandare nel Suo nome il dono della fraternità! E poterlo raccontare tornando a casa. E poter sognare un futuro riconciliato. Tanti preti, dopo il Concilio Vaticano II, hanno sentito il fremito di questo fervore, l’hanno condiviso e l’hanno offerto e testimoniato insieme a tanti laici, religiosi, vescovi. In ogni pastore il richiamo forte al mistero della comunione fraterna che è missione e viceversa non può raffreddarsi senza perdere di vista anche il dono della vocazione al servizio del popolo di Dio.

Come Cattolici riprendiamo questa obbedienza al Concilio. Rileggiamo con commozione la Dichiarazione Nostra Aetate per poi annodare o riannodare relazioni con i fratelli o sorelle di fede ebraica: la memoria della nostra storia richiede una cura speciale di questo legame fondamentale. Una giornata e tante iniziative ci ripropongono in questi giorni il valore di questo legame: partecipiamoui. Obbediamo al Concilio. I vescovi delle diocesi di Pesaro, Fano e Urbino ci invitano ad una giornata speciale dedicata al rapporto con l’Islam il 23 gennaio a Fano: obbediamo al Concilio, andiamo. Obbediamo al Concilio! Porterà buoni frutti!

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