Oltre il sisma

Si intitola “Oltre il sisma” la mostra fotografica inaugurata, a Piagge, sabato 11 gennaio. L’inaugurazione è stata anche l’occasione per presentare il libro di Matthias Canapini “Il passo dell’acero rosso”. Noi abbiamo intervistato l’autore.

Matthias, l’ultima tua fatica letteraria si intitola “Il passo dell’acero rosso. Alberi, pecore e macerie”. Ci spieghi come è nata l’idea di scrivere questo libro e il significato del titolo.

Il 24 agosto 2016 mi trovavo in Lucania per raccogliere testimonianze legate al mondo contadino. Udendo alla radio la notizia del terremoto ad Amatrice e dintorni, ho deciso di ritornare velocemente verso casa. Da quel giorno, ogni tre settimane circa per un anno e mezzo in totale, ho camminato all’interno del “cratere” del centro Italia, con tenda, taccuino e macchina fotografica nello zaino. L’intento era raccontare le storie e i piccoli gesti di operai, studenti, allevatori, pensionati che resistevano o se ne andavano dall’Appennino. Per tutta la durata del pellegrinaggio ho camminato con un bastone, un acero rosso. Nel silenzio del bosco sentivo riecheggiare solamente il suo “passo”, come avesse vita propria e mi tenesse compagnia. “Il passo dell’acero rosso”, dunque. “Alberi, pecore e macerie” è il sottotitolo per riassumere i tre elementi più eloquenti del viaggio.

Nel libro si parla dell’umanità ferita dal terremoto del 2016. Che cosa c’è, oggi, oltre il sisma?

C’è tanta indifferenza, ma anche tanta umanità. Indifferenza perché la maggior parte delle persone colpite dalle scosse, nonostante le promesse, sono state completamente abbandonate dallo Stato. Recandosi in quei luoghi pare di galleggiare in un tempo sospeso, in attesa di un qualcosa che ancora tarda ad arrivare. Allo stesso tempo però, come in ogni situazione drammatica, la gente tenta, a macchie, di aggregarsi e fare comunità. Oltre il sisma c’è tanta solidarietà.

La tua vita è, si può dire, una “vita on the road” nel senso che sono i viaggi il filo conduttore della tua esistenza. Hai raccontato tante realtà, le più sperdute, le meno conosciute. Che cosa ti ha spinto a raccontare, questa volta, una realtà a te, a noi, così vicina?

Per anni ho cercato di vedere e raccontare le conseguenze provocate dalla guerra. Ciò che mi ha spinto a raccontare e sostenere nel mio piccolo alcune comunità colpite dal sisma, è stata la voglia di comprendere casa. Camminando nel cratere e toccando con mano macerie, sfollati, paure, traumi, ho pensato: è una guerra. Contro un “nemico” invisibile e questa volta a due passi da casa. Dunque ridare un nome, dignità e un volto alla gente d’Appennino, non è stato solo un viaggio ma il sintomo di un cambiamento grande, forse collettivo.

Hai già in cantiere un prossimo libro?

Dopo il “passo dell’acero rosso” abbiamo pubblicato un altro libro: “L’ovale storto-ritratto poetico del rugby inclusivo” (Aras Edizioni). Per circa due anni ho girato l’Italia incontrando realtà sportive che utilizzano l’ovale come strumento riabilitativo e inclusivo per disabili, detenuti, utenti psichiatrici, adolescenti di periferia. Il rugby per raccontare i temi del nostro tempo. Attualmente sto lavorando ad un libro che raccoglierà storie di contadini, nonni, partigiani. Testimonianze registrate tra Aliano e Cevo, a cavallo del 2016. Oltre a ciò sono rientrato due settimane fa da un viaggio in West Africa e Lampedusa per seguire le rotte dei migranti, un progetto sulle frontiere d’Europa cominciato a maggio del 2018. Vorrei raggiungere a breve l’isola di Lesvo per poi concludere anche quest’ultimo progetto itinerante che mi ha portato ai confini del continente.

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