Operatori pastorali atto primo

Venerdì 29 novembre Andrea Porcarelli, docente associato di Pedagogia generale all’Università di Padova, ha tenuto l’ultimo dei quattro incontri rivolti agli operatori di tutti gli ambiti pastorali. Da gennaio inizieranno gli appuntamenti differenziati per settore: liturgia, catechesi, carità, educazione. Un intervento brillante quello del prof. Porcarelli, a tratti bonariamente provocatorio e sempre guidato da una preoccupazione pedagogica. Una conferma della elevata qualità dei relatori del Corso, che hanno contribuito a far acquisire una coscienza più matura e critica del tema in oggetto. Due soprattutto i problemi sollevati.

 

Sinodalità. In che modo le nostre comunità ecclesiali possono esprimere un’identità sinodale in una cultura dominata dall’individualismo? In passato, quando si offriva agli altri uno spazio di vita comunitaria, si presupponeva come norma che essi avessero un desiderio, un bisogno di comunità. Oggi non è detto che tale offerta sia qualcosa di gradito o cercato, neppure dai cristiani. È vero che la sinodalità è connaturata all’essere umano e alla Chiesa stessa; tuttavia se ne è affievolito il desiderio. Ecco allora il problema educativo: non basta una bella riflessione sulla sinodalità per entrare nel cuore degli uomini; occorre lavorare sul loro desiderio, sollecitarlo. Ma come? Naturalmente non esistono soluzioni magiche, ma occorre riflettere su che cosa è essenziale per essere comunità. A volte ci preoccupiamo degli aspetti organizzativi, “ingegneristici”, funzionali della vita comunitaria più che delle persone. C’è un eccesso di zelo nel governarne ritmi e dinamismi, ma scarsa fiducia nel lasciarsi guidare da quello che la realtà indica di volta in volta, attraverso il contatto, la relazione, il dialogo, veri fattori capaci di incidere nella carne delle persone.

 

Esodalità. Secondo problema: come essere esodali in un mondo culturalmente così variegato? L’esodalità non può che essere “interculturale”. Un archetipo ne sono i Magi: sapienti che, interpretando un segno, ciascuno secondo le proprie categorie culturali, si mettono in cammino lasciandosi alle spalle la loro terra, per cercare qualcosa di nuovo; si incontrano per strada, la proseguono insieme e giungono insieme alla meta. Una seconda preoccupazione pedagogica dunque è favorire il mettersi in viaggio anche con persone di diversa cultura, purché sia chiara la meta: incontrare e costruire qualcosa di nuovo, che va oltre se stessi. Perché è più importante ciò per cui si parte di ciò da cui ci si allontana.

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