Addio ad Angela Giunta, ultima artista del telaio

Lo scorso 16 novembre, nella chiesa di San Michele Arcangelo in Novilara, si è svolto l’ultimo saluto ad Angela Giunta (1934-2019), per tutti Angelina, l’ultima Artigiana Cristiana dell’omonimo pio sodalizio. La chiesa, che l’ha accolta fanciulla, dove ha maturato la sua vocazione e consacrato la sua vita dedicata alle giovani, era gremita per lei.

 

Adolescenza. La sua passione per la tessitura, nata a dodici anni, è diventata ben presto il suo lavoro, dapprima come artigiana e poi come maestra artigiana. Il gruppo delle sue allieve a Novilara era composto da circa venti ragazze. Angelina diceva che bisognava scegliere con cura il lavoro adatto per ciascuna di loro e spiegare in modo semplice. Lei stessa tuttavia si trovava ad eseguire commissioni sempre diverse e sempre più complesse. Neppure Elvira Bartolucci, la responsabile del settore, era in grado di aiutarla. Stavano imparando un metodo nuovo, inventato insieme ad Egizia Bargossi, insegnante di disegno e calligrafia, e direttrice artistica dell’Arte Tessile che porta il suo nome. Di fronte alle difficoltà, Angelina si ritirava in solitudine a riflettere per ore e, quando tornava al lavoro, era il telaio a dirle cosa fare. La domenica per lei era il giorno più lungo della settimana, senza un telaio dove sedersi. Sempre accomodante e allegra, rappresentava la gioia stessa del lavoro. Abbiamo scoperto che è stata medaglia d’oro alla fiera di Milano per un arazzo, poi acquistato dal pittore astrattista Enrico Accatino.

 

Storia. Con lei, ultima maestra artigiana, scompare anche la benemerita Opera Pia, ente autonomo riconosciuto dalla Presidenza della Repubblica, composto da sette Artigiane Cristiane. Artigiane laboriose e geniali che hanno insegnato tessitura, cucito e ricamo a un migliaio di ragazze in due scuole di lavoro, una a Novilara, aperta nel 1928 e l’altra a Candelara nel 1942, entrambe attive fino al 1989. Stupisce ancora il fatto che Annetta Talevi ed Elvira Bartolucci, senza studi specifici, abbiano potuto fondare una scuola di lavoro per ragazze con un progetto educativo molto articolato. Il loro metodo prevedeva un’educazione in ambito religioso, letterario, musicale, sportivo e un’istruzione professionale che, oltre alle materie di indirizzo, prevedeva materie comuni come la scuola di taglio e il disegno dal vero: non solo un’istruzione professionale, ma anche una preparazione per il loro futuro di donne e di madri.

 

Apostolato. La scuola, apprezzata da tutti, riceve la collaborazione di tre parroci, Terenzio Cecchini, Elio Franca e Nicola Alegi, i quali, riconoscendone il valore, si occuparono delle strutture necessarie alle attività. Ricevette altresì il contributo dei coniugi Bargossi, promotori e finanziatori dell’Arte tessile, da subito colpiti da quelle “ragazze sorridenti che lavorano di bianco come una fiorita di maggio”, avrebbe scritto Annetta nelle sue memorie, in seguito pubblicate dalla BCC di Gradara, ora Riviera Banca. Per realizzare un’opera pia, in grado di sollevare le persone dalle difficoltà, servono dunque molte azioni, competenze, immaginazione, aiuti economici e migliaia di utenti. Un’opera come questa, ideata da donne per le donne e da loro raccontata è un unicum nell’universo femminile, anche per la forma di vita scelta, che ha come fine l’apostolato nel mondo con i mezzi del mondo. Le sette artigiane infatti hanno creato un istituto secolare ante litteram, senza la protezione del saio, del convento e della famiglia, protette dalla sicurezza della loro vocazione religiosa ed educativa. È questa un’esperienza di emancipazione non del tutto percepita nei nostri piccoli paesi. Alla base di tutto c’è la spiritualità di Santa Rosa Venerini, recepita dalle due fondatrici nella loro adolescenza presso l’Istituto Maestre Pie Venerini, Sacra Famiglia di Fano, adattando quanto appreso al loro ambiente.

 

Attualità. Uno dei due laboratori, dove il tempo si è fermato al 1989, è rimasto intatto. Vi si coglie a prima vista il lavoro svolto in tanti anni da tante persone, la loro professionalità e anche la loro ricchezza di pensiero; persino la struttura, realizzata dal geometra Oberdan Crescentini con grandi finestre e vetrate nei saloni, colpisce fin dall’ingresso. La Pro Loco di Candelara con i suoi volontari si adopera molto per conservare manufatti, luoghi e memoria, perché questo prezioso patrimonio costituisce l’identità dei nostri paesi, dove ciascuno ritrova la vita dei suoi antenati e i principi primi di attività sociali originarie, agli albori, nelle nostre terre, delle prime forme associative di lavoro femminile. Le timide attività di prosecuzione sono al momento rivolte alle ragazze e riguardano il cucito e il ricamo, ma si sperimentano anche attività comuni per ragazzi e ragazze, nel tentativo di rigenerare in essi quella manualità che facilita la vita di ciascuno, qualunque sia l’attività che ci riserva il futuro.

 

 

 

 

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