Ma la mensa dei poveri non chiude

La scorsa settimana un noto quotidiano locale ha pubblicato un articolo contenete numerose imprecisioni che hanno creato confusione nell’opinione pubblica. Riportiamo a seguire la rettifica dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi, già in parte pubblicata dal sopra citato quotidiano locale che ha deciso di tagliare dal testo alcuni dei passaggi più rilevanti.

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In riferimento all’articolo-intervista pubblicato il 30 ottobre dal vostro giornale con titoli decisamente menzogneri – “La mensa dei poveri chiude” e “Decisione presa, ma la Caritas non c’entra” – si fa presente quanto segue. In via del Teatro è situata una palazzina, di proprietà dell’Arcidiocesi, i cui piani sono così utilizzati: piano terra “Mensa dei poveri”, primo piano “Ristoro”, secondo Ceis. La Mensa dei poveri è gestita dall’Ufficio Caritas tramite il Centro di Ascolto, che distribuisce i buoni-pasto (con un parziale contributo economico del Comune) a chi ne ha necessità. Questo servizio non chiude affatto. La distribuzione quotidiana di pasti gratuiti continuerà ad essere, come è sempre stata, una testimonianza di carità e solidarietà cristiana verso gli ultimi.

Il “Ristoro”, gestito sempre dall’Arcidiocesi, ha offerto invece un servizio sociale a chiunque volesse consumare un pasto a modico prezzo. In passato il bilancio di questa struttura era quasi in pareggio. Negli ultimi 15 anni, invece, si è registrata una progressiva riduzione della richiesta di tale servizio, il che ha comportato un deficit di gestione ed ora l’Arcidiocesi non è più in grado di sostenere tali costi passivi ed è perciò giunta – dopo averne parlato a lungo con le diverse componenti coinvolte – alla decisione di chiudere il Ristoro. Quanto poi alle “voci di corridoio”, secondo cui tale decisione sarebbe la “conseguenza dell’imposizione alla Curia del pagamento dell’ICI arretrata”, si fa presente che non esiste alcun collegamento in questo senso semplicemente perché l’Arcidiocesi non ha nessun contenzioso aperto circa il pagamento delle suddette tasse.

Venendo infine alla “ricca eredità lasciata alla Curia” dalla maestra Aldina che ammonterebbe a “oltre 300.000 euro”, si precisa che all’Arcidiocesi non è stato lasciato nulla, mentre sono stati lasciati alla Caritas sia la somma di 100.000 euro sia la proprietà della casa di via Giansanti, il cui uso è stato affidato al CAV.

DA CURA DI: UFFICIO COMUNICAZIONI SOCIALI

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