Liliana Segre e il razzismo su internet

Che i cosiddetti ‘leoni da tastiera’ siano stupidi lo sapevamo già ma che arrivassero a minacciare ed offendere una signora di quasi novant’anni supera i limiti dell’imbecillità. Che la senatrice Liliana Segre, dopo aver passato l’adolescenza nei campi di concentramento e raggiunto un’età venerabile, possa aver paura di questi elementi ha dell’incredibile. A quell’età la paura di morire è un nonsenso. A questo punto, io che amo i paradossi, devo confessarvi che. almeno in parte, sono razzista nel senso che stimo e rispetto profondamente quella che altri hanno definito la razza ebraica. Il popolo di Israele soffre di vessazioni da millenni: la cattività babilonese, la prigionia in Egitto, la dominazione romana, i pogrom, le persecuzioni medioevali e quelle moderne hanno plasmato una stirpe che definire resiliente è poco. Nella mia ormai lunga vita ho conosciuto molti ebrei e non ce n’è uno che non abbia ammirato per intelligenza e cultura. Se volessimo fare un discorso becero razzista, cosa che mi ripugna, dovremmo dire che la Storia ha selezionato per secoli un popolo abile e intelligente, capace di cavarsela nelle circostanze più avverse, plasmato da lutti, sofferenze e odio.

Ricordo che nel ’67 frequentavo un amico israeliano che studiava medicina a Bologna, e mi divertivo a provocarlo sapendo che si sarebbe arrabbiato: “Come fai tu che sei alto, coi capelli rossi, il naso a patata e che ti proclami ateo a definirti ebreo?” La risposta, che già conoscevo, era piccata: “Non è una questione di razza o di religione ma di cultura”. Ed è verissimo: quando Roma era solo un villaggio di capanne, già da molti secoli gli ebrei sapevano leggere e scrivere per studiare la bibbia. Per esprimersi in termini moderni hanno una marcia in più. Come non ammirarli? Anzi mi viene in mente che l’antisemitismo sia solo una forma di invidia per persone che riteniamo superiori.

ALVARO COLI

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