Dall’Afghanistan all’Italia

“Nella vicinanza ai poveri, la Chiesa scopre di essere un popolo che, sparso tra tante nazioni, ha la vocazione di non far sentire nessuno straniero o escluso, perché tutti coinvolge in un comune cammino di salvezza” (Papa Francesco). Kamal (nome di fantasia) si è presentato al Centro di Ascolto della Caritas Diocesana di Fano nel 2017 per chiedere aiuto nella ricerca di una casa. La sua storia, la sua determinazione, il suo percorso di crescita ci hanno trasmesso una grande speranza.

Kamal quando sei partito?

Sono partito [dall’Afghanistan] che ero un ragazzino, ho lasciato mia madre, due fratelli e due sorelle, per mettermi in salvo. Sono dovuto scappare, non sapevo dove sarei andato, ho iniziato a camminare per strade, montagne, tra gli animali, nelle stazioni. Ho attraversato Iran, Turchia, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Austria e Italia. Ho incontrato per strada molte persone, alcuni sono diventati amici. È stato molto difficile.

Quanto tempo è durato questo viaggio?

Faccio fatica a ricordare, forse ho voluto dimenticare… Quando sono arrivato in Italia mi hanno fermato a Udine, ero minorenne e mi hanno inserito in una struttura; mi hanno dato dei vestiti puliti e asciutti. Non conoscevo la lingua, né quali documenti mi servivano, né a cosa andavo incontro. Seguivo lezioni di italiano. Poi sono diventato maggiorenne e sono dovuto uscire. È stato il periodo più difficile: per venti giorni ho dormito, insieme ad altri, in un parco cittadino, al freddo, sotto la pioggia, con gli stessi vestiti, e dalla Caritas ci portavano il cibo. Avevo paura.

Poi sono stato inserito in una struttura a Pesaro. Ho continuato la scuola di italiano e iniziato un tirocinio in un forno. Però quando sono arrivati i documenti dell’asilo politico mi hanno comunicato che dovevo uscire. Per alcuni mesi sono stato ospitato con un altro ragazzo a Villanova in una casa messa a disposizione da un sacerdote. Andavo a lavorare al forno, facevo il turno di notte, in bicicletta da Villanova a Fano, tutte le sere, quando era caldo e quando pioveva, ero molto stanco quando tornavo a casa. Ma ho fatto tanti sacrifici e dopo il tirocinio mi hanno fatto un contratto di lavoro vero.

Quando hai conosciuto Caritas? Di che cosa avevi bisogno in quel periodo?

Un amico mi ha detto di venire in Caritas per chiedere aiuto per cercare una casa più vicino; da solo non riuscivo, non guadagnavo abbastanza. La Caritas mi ha dato una piccola casa con la Coop. Casa Accessibile, dove ho abitato per un anno con un altro ragazzo, pagavo un affitto piccolo, giusto, ed ero più vicino al lavoro. Ho risparmiato dei soldi e ho anche mandato degli aiuti a mia madre e ai miei fratelli in Afghanistan. Ho dovuto fare molti sacrifici per essere autonomo; tanta pazienza e coraggio. Ma oggi abito in una casa in affitto e divido le spese con un amico. Sono soddisfatto.

Quali speranze per il futuro?

Tra poco mi sposerò con una ragazza afgana e formeremo una famiglia. Vorrei comprare una casa tutta mia, con un mutuo; poi vorrei riuscire a prendere la patente e comprare anche una macchina. Se ho il lavoro, posso riuscirci. Ho iniziato da un po’ anche a lavorare per il Tribunale, quando mi chiamano faccio la mediazione linguistica perché conosco sei lingue. Ascolto molte storie difficili. Sono contento di farlo perché posso aiutare l’Italia. Vorrei far crescere l’Italia.

VALENTINA STICCA

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