Un trampolino per imparare a volare

Ventiquattro anni fa precisi. Col pancione enorme e terrorizzata dalla paura di perderlo subito dopo la nascita, eppure speranzosa sulla nostra vita insieme. Mai però avrei pensato che ci avrebbe donato così tante gioie su e giù per l’Italia, o dentro la sua bottega, oppure a casa abbracciandoci in ogni istante.

Domenica 13 ottobre è la Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down e come ogni anno è stato scelto un motto: “Non lasciate indietro nessuno”. A me questa frase non piace troppo; ne avrei scelta una che facesse pensare alle cose belle. Ad esempio: “Datemi un trampolino e vi solleverò il mondo”. Oggi sappiamo che, offrendo possibilità importanti, anche chi è affetto da trisomia 21, può contribuire pienamente alla crescita sociale da tutti i punti di vista, anche nel lavoro. Cuochi, camerieri, commessi, bidelli, operai, ma anche educatori, fotomodelli, attori ed artisti. Ventiquattro anni fa, sconfitta la battaglia contro la morte, abbiamo poi dovuto combattere le discriminazioni. Oggi mio figlio Manuel è un adulto ed ha una vita ricca di esperienze solo positive grazie al coraggio e alla tenacia di tante persone che hanno creduto in lui, a cominciare da noi genitori che non siamo mai stati lasciati soli.

Vorrei che questa Giornata ci insegni a guardare oltre alla forma degli occhi ed oltre agli stereotipi. Tutti possiamo offrire un “trampolino” a chi è affetto da questa sindrome: al parco, a scuola, in chiesa, sul posto di lavoro, nelle nostre città. Potremmo così osservare uno slancio inaspettato, da ammirare e, perché no, da imitare. Sì perché le persone con sindrome di Down, in cima a quel trampolino, possono anche insegnarci a volare.

ROMINA ALESIANI

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