Torte, brioches ed il piccolo Adolf

La signora, almeno quarantacinquenne ma vestita come un’adolescente, entra in pasticceria accompagnata da un bambino di 4-5 anni. Si impadronisce della barista, alla quale avevo già chiesto cappuccino e brioche, e si lancia nella difficile operazione di ordinare una torta. Deve essere un dolce importante perché non si capisce come lo voglia, ma comunque lo vuole. La pazientissima commessa le propone varie versioni ma nessuna sembra soddisfarla. Nel frattempo il bimbo che l’accompagna ha terminato la sua brioche ed inizia a chiedere un’altra pasta. In realtà la sua è una richiesta di attenzione: “Scusate, ci sono anch’io” direbbe se potesse parlare con linguaggio da adulto. Nessuna reazione da parte della madre che continua a stressare la povera commessa. Capisco che la scelta di una torta sia complicata ma un gentile messaggio al figlio richiederebbe solo pochi secondi: “Sì, la mamma ti ascolta; no non puoi avere un’altra pasta perché hai già mangiato”. Nel frattempo l’organismo di chi scrive minaccia un calo di zuccheri che potrebbe portare allo svenimento mentre il bambino alza l’intensità della voce e l’esosità della richiesta, ora vuole una torta del banco frigo esposta alla sua altezza. La signora prosegue nella trattativa senza guardarlo. La situazione precipita ed il figlio inizia a colpire con calci gli stinchi della madre. Io non solo approvo il suo operato ma sono fortemente tentato di aiutarlo. Finalmente la gentildonna reagisce. Male. Lo strattona per un braccino e minaccia sanzioni. La barista ne approfitta per mettere in macchina il cappuccino che avevo ordinato tempo prima. Chissà, forse riesco ad evitare il malore. Il piccolo tempestoso viene redarguito: “Sei un bambino cattivo”. Lui l’ascolta e decide di comportarsi secondo la definizione. Chissà se Mamma Klara avrà mai negato al piccolo Adolf un minuto di attenzione?

ALVARO COLI

 

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