Solo l’umile sa pregare

GIUSEPPE BALLARINI-PESARO-” QUANDO LE QUERCIE INDORANO” OLIO SU TELA CM.55X68 DAL CATALOGO CENTO FINESTRE IN UNA STANZA (G.C.)

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno C (Luca 18, 9-14)

Vangelo  Lc 18, 9-14

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».


Commento alle Letture della domenica

  • Introduzione

La Parola di Dio continua la riflessione sulla preghiera e precisa che l’atteggiamento fondamentale che dobbiamo tenere non è la presunzione orgogliosa del fariseo, ma l’umiltà sincera del pubblicano.

  • Pregare con umiltà

Cosa significa pregare con umiltà? “Il Signore ben guarda le preghiere dei suoi servi, ma dei servi umili (Sal 101,18). Altrimenti non le riguarda, ma le ributta. Dio resiste ai superbi, e agli umili dà la grazia (Gc 6,6). Dio non sente le orazioni dei superbi, che confidano nelle loro forze, e perciò li lascia nella loro propria miseria; ed in tale stato essi, privi del divino soccorso senza dubbio si perderanno” (S. Alfonso).

  1. Riconoscere la propria fragilità

I Farisei pregavano molto, più volte al giorno. Pregavano nelle pubbliche piazze. Pregavano parlando di sé, della propria bravura, delle opere buone compiute, dei meriti acquisiti, ed anche disprezzando gli altri. Al punto da presentarsi a Dio con presunzione: “Dio, siccome io sono bravo, tu mi devi dare…”. Il fariseo è pieno di sé, si sente forte, non ha bisogno di Dio e neppure degli altri, che ritiene cattivi.

I pubblicani erano persone che riscuotevano le tasse per conto del governo di Roma. Erano esigenti e spietati. Ritenuti da tutti pubblici peccatori, indegni di rivolgersi a Dio. Il pubblicano della parabola è convinto della propria cattiveria, della propria incapacità di essere onesto e osservante della Legge. Lui sa di essere un debole, di aver bisogno di Dio. L’umiltà chiede anzitutto di vivere questo senso di debolezza, di impotenza davanti al bene, al vangelo, alle tentazioni, per cui si affida alla misericordia di Dio.

  1. Riconoscere i propri peccati

Il fariseo prega in piedi, elencando i suoi meriti. Lui non ha peccati, lui è fedele osservante della Legge, ha solo opere buone. Non ha bisogno del perdono di Dio. Il pubblicano invece è consapevole dei peccati che ha fatto, dei suoi comportamenti non conformi alla legge di Dio. Ne sente il peso e desidera liberarsene. Da solo non ce la fa, non ha i mezzi. Allora si rivolge a Dio: “O Dio, abbi pietà di me peccatore!”. Non sa dire altro.

La preghiera è umile quando nasce da un cuore consapevole delle proprie infedeltà, disobbedienze alla legge di Dio, da un cuore pentito, come ha fatto Davide dopo il suo peccato: “Pietà di me, o Dio, nel tuo grande amore cancella il mio peccato”, da un cuore rappacificato.

  1. Affidarsi alla misericordia di Dio

Al fariseo non interessa la misericordia di Dio: lui pensa di non averne bisogno. Lui è sicuro di sé, non cerca altre sicurezze. Il pubblicano invece cerca la sicurezza in Dio e si affida unicamente alla sua misericordia. Egli sa che Dio è ricco di misericordia e pronto al perdono: lo chiede a lui con insistenza e fiducia.

Preghiera umile se c’è fiducia. “Da dove mi verrà l’aiuto?”, si chiedeva il Salmista. Risposta: “Il mio aiuto viene dal Signore!”. Gesù dice a S. Faustina: “Nessun’anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla mia misericordia” (570). “Vieni ed attingi le grazie da questa sorgente con il recipiente della fiducia. Non respingerò mai un cuore che si umilia” (1485). La preghiera è umile quando si è mossi dalla fiducia nella potenza e misericordia del Signore: Egli è Padre, non farà mancare nulla di quanto necessario ai suoi figli!

  • Conclusione

La preghiera dell’umile arriva alle nubi, anzi le sorpassa, arriva al cuore di Dio e viene esaudita. Dio è Padre e vuole il nostro bene migliore!

LETTURE:  Sir 35, 15-17.20-22 Sal 33; 2 Tm 4,6-8.16-18;  Lc 18, 9-14

DON PIERO PELLEGRINI

 

 

 

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