Le vergogne della pubblicità

Ci sono dei personaggi della pubblicità che sono estremamente antipatici: non certo gli attori ma i soggetti che rappresentano. Il più pesante è una bambina, travestita da Cappuccetto Rosso con annesso cane lupo, cestino e labbra con etti di rossetto, che promuove apparecchi acustici per i nonni ai quali dice “Svegliatevi”. Se fosse mia nipote nel migliore dei casi la diseredo e spendo in cene e viaggi transcontinentali quello che mi è rimasto della liquidazione. Veramente lo sto già facendo ma non in odio ai miei nipoti che sono tranquilli ed affettuosi. Più sgradevole ancora la bambina che fa promozione per la Tim. La fanciullina non ha capito ancora che suo padre non è Rovazzi e suo nonno non è Fiorello. Al posto dei genitori la terrei chiusa in casa finché non abbia imparato ad orientarsi meglio; e poi se non sai riconoscere tuo padre come pretendi di consigliarmi su un abbonamento ad internet. Pena e compassione mi fa quel signore che si alza di notte per fare un goccio d’acqua e trova mille scuse con la moglie per nascondere le sue debolezze: televisione accesa, rumore in garage ecc. Vorrei dirgli che ad una certa età alzarsi di notte per mingere è cosa più che normale e non c’è nulla da vergognarsi. Da piccolo, di fronte alla mia timidezza mi dicevano. “Vergognati di vergognarti, vergognoso”.

Un altro caso patologico è quella signora, ancora ben portante che rifiuta di entrare in ascensore per timore di lasciare odore di urina. Io ho preso tanti ascensori e mai ho sentito odori strani, al più puzza di chiuso o deodorante da poco prezzo. In ogni caso la signora, dopo aver acquistato il prodotto pubblicizzato entra volentieri nella cabina e guarda ammirata un uomo che sale con lei. Ma come – dico io – te la fai addosso ed hai anche il coraggio di squadrare un uomo che è molto più giovane di te?

ALVARO COLI

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