Isabella Matulli: il missionario testimonia l’unità della Chiesa

Le parole del Convegno diocesano di Pesaro, “sinodalità” ed “esodalità, sono diventate carne nella testimonianza offerta da Isabella Matulli – laica dell’AMI e responsabile del Centro Missionario di Faenza – durante la Veglia svoltasi in Cattedrale, venerdì scorso, per celebrare il Mese Missionario Straordinario voluto da Papa Francesco sul tema “Battezzati e inviati”. Veglia presieduta dall’Arcivescovo Piero Coccia, organizzata dall’Ufficio di padre Sardella con la presenza anche di un bel gruppo di giovani.

Isabella ha raccontato esperienze drammatiche, come spesso accade in Africa.

Prima in Eritrea, dove la pace stipulata nel 2018 con l’Etiopia (il cui presidente ha ricevuto da poco il premio Nobel) non ha migliorato di fatto la situazione interna, gravata da un’estrema povertà e da un regime repressivo che causa una continua emorragia di giovani in fuga verso l’Europa. Un regime che nel 2009 aveva espulso l’AMI per ritorsione contro la richiesta di pace dei Vescovi eritrei. Trasferitasi poi in Tanzania, Isabella si è dedicata all’insegnamento, all’assistenza dei lebbrosi, dei malati mentali, dei disabili, prendendo coscienza, in tutto questo, dello scarto enorme esistente tra le necessità dei poveri e ciò che il missionario può dare. Uno scarto che senza Cristo sarebbe frustrante. Ma il missionario è inviato “perché” battezzato, perché afferrato da Cristo: è il Risorto che salva ogni gesto umano dall’inevitabile limite, Colui che precede il missionario nelle varie “Galilee” del mondo. Il missionario non porta se stesso, la sua generosità, la sua capacità: indica Cristo e testimonia l’unità della Chiesa. Come è accaduto per i 12 apostoli del Vangelo di Matteo, ha detto l’Arcivescovo: tutti uniti dall’azione dello Spirito e inviati a donare gratuitamente ciò che gratuitamente avevano ricevuto.

PAOLA CAMPANINI

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