In Duomo una messa nella lingua di Gesù

Lunedì 14 ottobre in Cattedrale si è svolta una celebrazione liturgica orientale celebrata da S.E. Mons. Joseph Kallarangatt, vescovo della diocesi di Palai, Kerala India e S.E. Mons. Joseph Srampickal vescovo di Gran Bretagna dei Siro-Malabaresi, messa concelebrata dal Vicario generale don Stefano Brizi e da alcuni giovani sacerdoti indiani, che con il loro entusiasmo prestano servizio nelle varie parrocchie dell’Arcidiocesi di Pesaro. La liturgia eucaristica è stata celebrata secondo il rito della Chiesa Siro-Malabarese una Chiesa cattolica arcivescovile maggiore sui iuris di rito siriaco orientale, dalla tradizione apostolica di San Tommaso Apostolo. Secondo la tradizione, San Tommaso giunse nell’India del sud nell’anno 52 d.C. e vi fondò alcune comunità cristiane. Dalla fruttuosa interazione tra la cultura indiana bagnata dal sangue apostolico e la feconda fede cristiana nata nel continente asiatico, emergeva dal cuore dell’India un autentico cristianesimo. L’Apostolo San Tommaso, giudeo-cristiano come Gesù avrebbe celebrato in India la liturgia eucaristica in aramaico, come la si celebrava a Gerusalemme. Le parole della consacrazione vengono ancora pronunciate in aramaico-siriaco ed è stata un’esperienza esaltante sentire dalla voce del celebrante il vescovo Mons. Joseph Kallarangatt riecheggiare la lingua in cui Gesù parlava. La bellezza di questa liturgia viene valorizzata dai sacri paramenti, dalla croce di San Tommaso, la solennità della preghiera, il canto liturgico e l’offerta dell’incenso per ben cinque volte che, come evidenziano le preghiere di benedizione, l’incenso è simbolo della lode, del perdono e della purificazione. Gente lontana migliaia di chilometri, di tradizione e cultura così diverse, hanno riacceso in molti degli astanti quel desiderio di spiritualità orientale tanto da cantare e pregare con una sola voce. Io credo che la bellezza abbia una valenza morale: coagula su di sé tutti gli attributi trascendentali dell’Essere, li tiene insieme, li esalta. Se una messa lascia indifferenti vuol dire che le manca qualcosa, non porta verso ciò cui dovrebbe fare memoria. Non lo trasmette, in latino tradere, da cui tradizione. Se la tradizione non è memoria è vuota ripetizione, abitudine. Certo, la bellezza è negli occhi di chi guarda, e la liturgia orientale che molti di noi hanno assistito alla fine di quasi due ore di stupita comunione, è stata il riconoscere quella Presenza.

MASSIMO TONUCCI

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