Il nostro campo tra i frati del Benin

Sul finire dell’estate dodici giovani della parrocchia San Francesco di Pesaro (Cappuccini), accompagnati dal loro parroco, padre Damiano Angelucci, hanno realizzato un campo lavoro in Benin, al termine di un anno pastorale dedicato allo Spirito Santo e intitolato “Sospinti dallo Spirito Santo”. Riportiamo a seguire la loro testimonianza.

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Mentre stiamo facendo i nostri bagagli, pensiamo a queste due settimane vissute in Benin. Se dovessimo riempire una valigia di tutte le cose che abbiamo scoperto, visto e sentito, non ci basterebbero i 20 kg che abbiamo a disposizione.

Siamo preoccupati di non riuscire ad esprimere a pieno quello che abbiamo vissuto. Come è possibile comunicare la gioia nel cantare e ballare tutti insieme, l’amore donatoci attraverso i volti delle persone, l’entusiasmo dei bambini nel giocare insieme e la bellezza di una natura pura e incontaminata?!

Già dal primo giorno ci siamo sentiti ben voluti dalla comunità religiosa dei cappuccini del Benin, guidata dal pantanese Padre Giulio Pierani. Abbiamo avuto l’opportunità di fermarci e di vivere in una fraternità concreta, quella di Klouékanmè (diocesi di Lokossa). Ad attenderci c’erano stivali di gomma e macete per dare il nostro reale contributo disboscando il confine della proprietà del convento. Oltre al lavoro è stata fondamentale la preghiera condivisa con i frati, che ci hanno accompagnato nel nostro percorso di riflessione spirituale e di senso della vita.

I pasti sono stati occasione per istaurare un rapporto sempre più forte con i frati studenti di teologia e per entrare maggiormente in contatto con la cultura beninese… non ci siamo però dimenticati delle nostre radici: abbiamo esportato la pizza rossini, che ha riscosso un grande successo!

La fede che vivono nella loro quotidianità ci ha profondamente colpito. Soprattutto durante la Messa domenicale siamo stati toccati dal modo partecipato di vivere la liturgia, come la presentazione dei doni e il ringraziamento finale.

Dunque una vera esperienza di esodo dal modo consueto di vivere la nostra fede e le relazioni interpersonali. Il paradosso è che siamo stati arricchiti fortemente da un qualcosa di così povero e semplice. Un grande ringraziamento lo dobbiamo alla comunità parrocchiale San Francesco d’Assisi (cappuccini) che ci ha sostenuto nell’affrontare le spese del viaggio e che ci ha affidato un po’ della provvidenza del Signore per aiutare queste comunità cristiane. E come ci hanno insegnato i fratelli beninesi:  Awanu ka ka (grazie mille)! Édabo (arrivederci)!

A CURA DELLA REDAZIONE

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