Alla scoperta dell’acqua calda

La pubblicità è un modo molto efficace di stimolare i consumi. Ci invita a cambiare l’auto, a riempire il guardaroba di capi superflui ma alla moda, a comprare orologi, anche se ne abbiamo un cassetto pieno, a viaggiare verso paradisi tropicali utilizzando l’aereo, ad acquisire l’ultimo modello di telefonino, a metterci in casa l’aspirapolvere robot che fa tutto da solo, e mille altri oggetti più o meno utili. La produzione di queste merci utilizza costose materie prime, consuma energia e riversa sull’ambiente scorie, scarti di produzione e sostanze velenose. Nel frattempo un’accorta politica industriale produce oggetti che non sono riparabili ed anche se lo fossero mancano i pezzi di ricambio e tecnici in grado di sostituirli. Si chiama obsolescenza programmata e serve ad aumentare i consumi e lo spreco. In televisione fior di giornalisti invece ci invitano a moderare i consumi, a demonizzare la plastica, a rispettare l’ambiente. Ma chiediamoci chi paga questi maître à penser, questi influencer? Li sovvenzionano le televisioni, che a loro volta sono remunerate dalla pubblicità. Praticamente gli stessi che ci invitano a non consumare sono retribuiti dalle ditte che producono le merci tanto denigrate.C’è del marcio in Danimarca” per dirla con Shakespeare. Nemmeno lo Stato ci aiuta. Per evitare che la mia auto diesel euro 3 inquini l’ambiente presto ne vieteranno l’uso e sarò costretto ad acquistare un mezzo diverso. Ma la mia macchina, tenuta benissimo e con pochi chilometri, sarà venduta in Africa ed a quel punto saremo in due ad inquinare, io in Italia ed il moretto in Africa. Purtroppo l’atmosfera è comune a tutti. Voi direte che queste cose le sapevate già e che io ho scoperto l’acqua calda, ma rifletterci nuovamente non può far male. Si chiama società dei consumi: bella roba.

ALVARO COLI

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