Un giorno ti ho parlato d’amore

Calo è un ragazzo di ventidue anni che decide di mettersi in cammino lasciando la propria terra, la propria casa e sua madre. Un moderno Odisseo in perenne cammino e una moderna Penelope che ne attende il ritorno. E proprio Calo è il protagonista del nuovo romanzo di Maura Maioli “Un giorno ti ho parlato d’amore” (2019, Edizioni L’Asino d’oro) presentato giovedì 5 settembre a Fano nei giardini della Mediateca Montanari, una presentazione a cui ha preso parte un folto pubblico.

Romanzo di formazione. “E’ un romanzo di formazione – ha sottolineato Gino Cecchini che ha conversato con la scrittrice in occasione della presentazione del libro – è il romanzo della pienezza, della nitidezza degli aspetti dell’animo umano, della misura poiché affronta temi forti ma con estrema misura ed eleganza tanto che la scrittura di Maura, in questo volume, a volte diventa quasi poesia”. “Nel suo viaggio – ha messo in evidenza l’autrice – Calo porta con sé un bagaglio leggero, ma con all’interno alcune cose imprescindibili come ad esempio il suo taccuino su cui appunta pensieri, i versi di una canzone e una lista degli esseri umani incontrati”.

Gino Cecchini ha sottolineato come il protagonista compie il suo viaggio principalmente con il corpo. “Calo si muove quasi sempre a piedi. Il corpo – ha evidenziato Cecchini – diventa, nei romanzi di Maura Maioli, il luogo attraverso cui si percepisce la vita”. Calo vuole sentire la fatica del viaggio nelle sue gambe, vuole spendere le energie. Tutto questo lo porterà anche a sostare in luoghi e condizioni estreme.

Frontiere e confini. Durante la presentazione del romanzo Gino Cecchini ha sottolineato due termini chiave usati dalla Maioli: frontiere e confini. “Per Maura la frontiera è il luogo mitico, dell’immaginario. Scarsamente colonizzata è la metafora perfetta della crescita, mentre i confini sono luoghi chiusi, concreti, decisi a tavolino”. Altro tema importante la celebrazione della parola scritta e il suo rapporto con la vita. “Calo – ha spiegato l’autrice – è un ragazzo che legge molto. Ha compreso che la lingua, le parole sono lo strumento attraverso cui siamo nel mondo e a volte usa anche parole che, oggi come oggi, possono risultare controcorrente, quali fiducia, gentilezza, mitezza, cortesia, ma che a Calo aprono le porte del mondo”.

Amore. Tornando al titolo Cecchini ha chiesto all’autrice di quale amore si parla all’interno del suo romanzo. “Di tanti tipi di amore – ha risposto la Maioli – dell’amore filiale, dell’amore materno che in questo caso è carico di tutto il peso della sofferenza che porta con è la madre del protagonista e dell’amore pe se stessi che non è egoismo, ma significa prendersi cura di sé, provare ogni giorno ad essere felici”.

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