Ero straniero…Migranti e fede

Si è svolto il 6 e 7 settembre presso il Monastero di Fonte Avellana il convegno organizzato dall’Associazione culturale Itinerari e Incontri dal titolo: “Ero straniero…Migrazioni: un punto di vista religioso”. Coordinato dal Prof. Luigi Alfieri, docente di Filosofia politica all’Università di Urbino, ha riunito relatori di grande spessore come Paolo Naso, docente di Scienza politica alla “Sapienza” di Roma, coordinatore di Mediterranean Hope, il programma di corridoi umanitari promosso dalla Federazione delle Chiese evangeliche italiane, Francesco Zannini, che insegna Arabo e Islamistica  presso il PISAI di Roma e Scienze politiche alla “Sapienza”, Claudio Paravati, curatore del Dossier statistico Immigrazione e direttore del Centro studi Confronti e dell’omonima rivista.

Intercultura. Ciascuno ha trattato l’argomento con il comune obiettivo di entrare nella complessa dimensione interculturale dell’immigrazione, che se non annulla i fattori identitari tradizionali attua però irriducibili cambiamenti nel panorama di un Paese ormai interculturale e plurireligioso, come è stato evidenziato nella tavola rotonda di presentazione del libro “Il dio dei migranti”, scritto in collaborazione da Naso, Paravati e dal sociologo Maurizio Ambrosini docente di Politiche migratorie all’Università degli Studi di Milano, con la prefazione di Alberto Melloni. La relazione di dom Gianni Giacomelli priore del Monastero ha aperto un’illuminante finestra sul senso delle migrazioni. Dopo decine di migliaia di anni l’epoca della stanzialità si è esaurita e l’uomo è tornato alle origini come essere nomade. La causa del fenomeno si deve cercare nella rivoluzione telematica che ha destrutturato il concetto di territorio fisico, sociale, religioso, antropologico. E trova nelle Scritture esempi e figure emblematiche che indicano percorsi di cambiamento validi anche oggi.

Cristianesimo. Lo specifico del cristianesimo è la categoria del dono, che sola ricongiunge mondi separati e prende atto dell’alterità, mentre nell’accoglienza è implicito un atto di autorità. L’Egitto della Bibbia è simbolo di una terra a cui andare pena la morte. Gli emigranti stanno salvando l’Occidente, sono gli schiavi che salvano i liberi, i poveri che salvano i ricchi. Come il Novecento ha fallito perché si è chiuso, il cristianesimo non morirà se non avrà paura della diversità e del cambiamento. Se nel suo intervento Claudio Paravati ha affrontato l’argomento dal lato empirico fornendo dati che nascono dalla fusione delle due anime giornalistica e di studio, l’approccio di Paolo Naso è stato quello della funzione sociale delle religioni nel pluralismo attuato dall’immigrazione. Il mondo, in sintesi, si dovrebbe immaginare come un’intercomunicazione globale di pluralismi religiosi i cui elementi comuni sono la condivisione, la resilienza, il conforto che nasce dall’accoglienza. La preghiera diviene veicolo di coesione sociale e di denuncia politica e insieme alla condivisione del cibo, un ponte che collega l’identità del migrante con la nostra realtà, il passato con il presente e il futuro. Molto c’è ancora da fare attraverso politiche che producano beneficio a vantaggio non solo degli immigrati ma di tutta la società civile.

Islam. Francesco Zannini, che avendo vissuto più di venti anni in Asia è un profondo conoscitore dell’Islam, ne traccia l’evoluzione storica che ha portato al contatto con la nostra cultura in un lento cammino di secoli fatto di incontri e scontri. L’emergere in Asia, Africa e Medio Oriente della parte violenta del fondamentalismo islamico avvolge in una nube cupa una religione ricca di valori e tradizioni. È necessario superare i comuni cliché e gli atteggiamenti di contrapposizione prendendo atto che l’Islam è la seconda religione italiana. Ha chiuso i lavori il Prof. Alfieri con la citazione di una poesia del grande poeta filosofo Ibn Al’Arabi da cui riprende l’immagine della forma dell’acqua per indicare l’esperienza religiosa in cui tutte le religioni si incontrano.

MILENA MILAZZO

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