Eliseo Mattiacci genio contemporaneo

Su invito della moglie Silvia e della figlia Cornelia ho presieduto la liturgia pasquale di commiato di Eliseo mercoledì 28 agosto nella Cattedrale della sua Cagli. Qui era nato il 13 novembre 1940 e di queste radici ha portato sempre il segno. Di quelle valli boscose, di quei torrenti, Burano, Bosso e Candigliano, di quelle rudi vette, dal Catria per il Petrano fino al Nerone, si è nutrita continuamente la sua vena espressiva.

Alcuni fatti dell’infanzia, da lui stesso raccontati, rinviano a quelle prime esperienze di curiosità e meraviglia che gli hanno permesso di misurarsi con i metalli presso l’officina del fabbro e con le zolle dei campi arati, illuminate dalla luce notturna delle stelle e della luna. Radici ed ali come ha ben sintetizzato il sindaco di Cagli alla fine della celebrazione nella Cattedrale gremita di gente. Riguardando le sue perfomance, dove la cifra interpretativa mi sembra essere quella di una instancabile sfida alla sua fantasia intrusiva e visionaria, la materia, le energie, i pesi, le forze magnetiche attraverso la terra, squassano le montagne, liberano suoni inauditi per inoltrarsi verso gli spazi siderali, verso quel cosmo, quelle galassie dalle quali era tanto attirato da arrivare a dire, come ricorda Franco Bucci nel Corriere della Sera del 27 agosto: “Mi piacerebbe lanciare una mia scultura in orbita nello spazio. Sarebbe davvero un bel sogno sapere che lassù gira una mia forma”.

Ritorna alla sua Cagli, come un Ulisse, dopo il giro del mondo (l’Europa a cominciare da Roma, gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina …), con un’opera scultorea anche a Pesaro sul molo del porto. Quel volto imbrattato di creta – una delle prime performance di avanguardia – racconta di un passo energico e risoluto verso un contatto con la realtà materica della terra fino a contrarla nello spazio più personale del proprio io. Sperimentazioni, ricerca, sguardo vigile lasciano un’impronta feconda per altri, una fecondità evocata dal seme che marcisce in terra (il brano del Vangelo di Giovanni letto nella Messa) per scoppiare di vita e liberare frutti impensati, se si pensa al potere distruttore della morte. La luce della fede porta nella direzione di quel cielo che è la Risurrezione di Cristo, opera del Padre lanciata nell’universo della materia.

L’insonne lotta di Eliseo, anche nel tempo della malattia, lo rende fratello di quel lottatore notturno che è stato Giacobbe (la prima lettura della Messa dal libro della Genesi): lotta con un misterioso personaggio, vinto, gli chiede il nome, rimane davanti al Mistero, riceve la benedizione e passa il guado del fiume verso la pienezza della vita.

DON MARIO FLORIO

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