Le domande ancora attuali di Primo Levi

Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo. Qualche giorno fa l’Italia si è fermata per celebrare la scomparsa di due grandi intellettuali vicini al traguardo dei cent’anni. Il prossimo 31 luglio un altro nome della letteratura italiana avrebbe compiuto il secolo di vita: Primo Levi. Con tutto il rispetto per il commissario Montalbano e per il professor Bellavista, stiamo parlando dello scrittore italiano più importante del Novecento. Le sue pagine sono la testimonianza e l’analisi della massima colpa del secolo e forse della storia. Eppure Primo Levi non fu subito capito ed ancora oggi non lo si conosce abbastanza.

Pochi sanno che, l’anno prima della sua tragica morte, venne a Pesaro per incontrare gli studenti al teatro Rossini. Da allora sono passati oltre 30 anni e quegli adolescenti del 1986 sono oggi uomini e donne. Molti di loro non hanno dimenticato quella lezione altri evidentemente sì. Come coloro che insistono nel voler criminalizzare la solidarietà, negando all’altro la dignità di persona, trasformandola così in oggetto. Non serve citare alcun esempio visto che la cronaca di questi mesi offre decine di spunti di riflessione. E non serve neppure tirare in ballo la politica, che certo non sta vivendo la sua miglior stagione. Il centenario di Primo Levi può offrire quindi la giusta occasione per fermarsi ad ascoltare quelle domande ancora oggi così necessarie: perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria? Siamo capaci di ricordare? Siamo davvero in grado di imparare dalla storia?

ROBERTO MAZZOLI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *