Grazie per averci insegnato che…

 

Speranza, libertà e lentezza. Potremmo riassumere la nostra esperienza con la redazione di “Penna Libera Tutti” nella casa circondariale di Villa Fastiggi, con queste tre parole. Sono i tre aspetti che più ci hanno colpito, dopo aver discusso con alcuni carcerati.

 

Speranza

“Voi rappresentate la speranza per il futuro”. Un detenuto ha pronunciato questa frase al nostro indirizzo, che ci ha stupito e ha dato l’adito a numerose riflessioni.

I carcerati hanno voglia di passare del tempo con le scolaresche perchè in noi vedono una speranza, una possibilità…. Questo ovviamente ci dà una grande responsabilità e ci fa pensare parecchio…”Voi rappresentate la speranza per il futuro”.

Ma perchè noi la rappresentiamo anche per il loro futuro? Sono proprio loro che ci offrono uno spunto per rispondere a questo quesito, quando ci hanno parlato del condizionamento del contesto in cui si vive. Effettivamente è così: cioè, tutti siamo allo stesso tempo “buoni” e “cattivi” (se ci è lecito usare queste categorie semplicistiche) ma la prevalenza di un aspetto o di un altro è determinato, anche e forse soprattutto, dalle situazioni in cui ci si trova… non ci avevamo pensato in maniera approfondita.

Noi siamo delle persone proiettate nel futuro perchè a breve ci diplomeremo e poi inizieremo l’università, oppure entreremo nel mondo del lavoro: le nostre possibilità possono essere anche le loro, possiamo essere dei modelli positivi e/o forse alternativi, a quella che era la loro quotidianità prima dell’esperienza del carcere.

 

Libertà

Che parola trita! Sembra banale visto che si parla di detenuti; eppure sì, uscire e farsi una passeggiata, telefonare e chattare, …aspetti scontati della quotidianità ma non per tutti…

Vedere i propri genitori, i figli, gli amici, il cane…. noi lo possiamo fare quando vogliamo e non ce ne curiamo, invece è importante non sottovalutare la “normalità” perché non è appannaggio di tutti.

Dobbiamo ricordarcene spesso e ringraziare per queste piccole ma grandi cose.

Inoltre, viva le porte aperte e le entrate e le uscite libere! Abbiamo fatto un po’ di fatica a tollerare i numerosi cancelli che si chiudono quando si varca la soglia del carcere e la vigilanza costante dei secondini.

 

Lentezza

Dentro il penitenziario sembra che il tempo si riavvolga su se stesso e si torni indietro di qualche decennio, lì non esistono i telefonini, si parla a voce, guardandosi in faccia e si scrive, il più delle volte a mano. Per questo aspetto sembra quasi un Eden, c’è il tempo per pensare ed anche per annoiarsi; la frenesia sembra proprio non aver luogo lì.

I nostri ospiti però ci hanno fatto notare che questa dilatazione del tempo, per molti di loro, è un problema non irrilevante perché li costringe a rimanere con se stessi e con i propri “mostri” che non sono facili da affrontare e anzi potrebbero essere anche molto pericolosi, quindi ognuno di loro ha escogitato qualche escamotage per esorcizzare la lentezza.

 

Ci rendiamo conto che queste nostre osservazioni sono parziali, frutto di una conoscenza superficiale e che quindi andrebbero verificate e approfondite. “Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato!”. Vogliamo terminare con una frase del filosofo Nietzsche, perché ci sembra l’insegnamento migliore che possiamo trarre da questa esperienza con i detenuti di Villa Fastiggi: ci sembra quasi un augurio o forse un monito che possiamo fare alle persone che abbiamo incontrato e anche a noi stesse, dobbiamo iniziare a realizzare ora, ciò che vorremmo essere nel nostro futuro.

Grazie per avercelo insegnato.

CLASSE 5C LICEO DELLE SCIENZE UMANE “MAMIANI “PESARO 

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