Festa di San Cesario

La comunità cristiana, anche se nell’estate fa fatica a ricordare le proprie radici, ha voluto lasciarsi guidare dall’esempio del suo patrono che fu servo della Parola, dei poveri e testimone fino al martirio e soprattutto dallo Spirito Santo perché ciascuno possa interrogarsi e rinnovare la propria fede, il servizio ai fratelli, l’appartenenza comunitaria, sempre ascoltando il Signore che parla oggi.

Santo Rosario. Con il Rosario, abbiamo riascoltato quelle parole per imparare a dirle nelle nostre scelte quotidiane, “Eccomi…avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38) e così abbiamo ripensato alla meravigliosa realtà della Chiesa: le parole di Maria continueranno a ripetersi tutte le volte che un cuore di uomo o di donna risponde totalmente e generosamente all’invito divino rendendosi disponibile alla missione nel mondo. Anche san Cesario diventato cristiano ha risposto il suo “eccomi” nel battesimo, nelle scelte e infine quando ha testimoniato la sua fede sapendo che avrebbe subito il martirio. Siamo grati a San Cesario della sua fedeltà nel servizio ai poveri e all’annuncio del Vangelo anche tra coloro che perseguitavano e abbiamo chiesto quell’inquietudine del cuore che ci spinge ad essere cristiani testimoni, gioiosi annunciatori del Vangelo nei diversi ambienti di vita.

Adorazione. Durante l’adorazione comunitaria le voci dei volontari Caritas, dei catechisti, delle famiglie in difficoltà si sono alternate per invocare, lodare, adorare.

Quando siamo all’Eucaristia o quando ci mettiamo a pregare dobbiamo ricordare che è Lui, il Signore, il Maestro che ci fa sedere e si mette a servirci. Sì, in quei momenti è Lui che di nuovo si china e ci lava anche i piedi, le mani, l’anima… da tutte le brutture, dal male e dal peccato.

Sguardo. Infine la parola del Vescovo Armando ci ha incoraggiato a sollevare lo sguardo sempre al Crocifisso-Risorto, cuore di ogni annuncio: l’unica cosa necessaria che possiamo donare ai giovani, alle famiglie. Possiamo “dare ciò che abbiamo ricevuto” e se l’asprezza e il giudizio si trovano ancora sulle labbra dei cristiani “devoti”, il Signore ci faccia nuovi! Ci renda misericordiosi perché il Signore per primo ci ha usato misericordia; ci renda cordiali, perché Lui ci ha aperto il cuore sulla croce e ci ha donato lo Spirito! Al credente è chiesto di lavorare sulla propria interiorità, di trasformare l’orgoglio che spesso si traveste di falsa umiltà e di disprezzo di sé in una vera conversione di gesti e parole che autenticano la preghiera e costruiscono la comunità.

Le parole del Vescovo sono diventate tutt’uno con i canti scelti: “oggi è tempo di ricominciare, tempo di perdono nella verità per comporre in terra un firmamento, stelle sopra il fango d’ogni povertà: è l’unità… Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male. Padre Nostro donaci occhi nuovi e cuore di madre verso l’altro e una misericordia che sempre copre, dà fiducia, crede, spera; dacci la grazia di un’amnistia completa nel cuore, di un perdono reciproco universale perché apriamo a chi ci ha fatto torto  la possibilità di ricominciare e un avvenire in cui il male non abbia l’ultima parola…”.

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