Cani, nipoti e nonni

Li ho citati in ordine di importanza. Ho trovato una bella frase su internet: Mandiamo i nipoti all’asilo, i nonni nella casa di riposo e poi compriamo un cane per avere compagnia. Attenzione, a me piacciono tutti gli animali e in particolare i cani. Quelli che mi infastidiscono sono gli amici degli animali che ne fanno quasi una religione. Il quotidiano più diffuso a Pesaro non manca mai di dedicare due o tre pagine la settimana ai cani abbandonati con le foto di quelli in cerca di adozione. Senz’altro una buona iniziativa ma “repetita iuvant, reiterata scocciant” per ricorrere al latino maccheronico. L’ultima notizia animalista fanese è che il cigno nero Ugo ha perso la compagna; ne siamo dispiaciuti ma non quanto per il vicino di casa rimasto vedovo e solo. Ma forse il vecchietto è meno importante del cigno. Quello che più mi infastidisce sono le signore che chiamano il cagnolino dicendo “vieni dalla mamma”. Se poi apostrofiamo la dama in questione chiamandola “cagna” è anche capace di offendersi e querelarci per ingiurie. Questo è un mondo strano.

Nel corso degli anni ho stigmatizzato molti comportamenti anomali e situazioni particolari ed in genere non ho mai ricevuto lettere di protesta, ma quando mi sono azzardato a difendere quelli che a Pasqua mangiano l’agnello si è levato un coro di proteste contro la mia rubrica. Nemmeno ricordare che anche Nostro Signore ha mangiato agnello nell’ultima cena è riuscito a salvarmi.

Mi rendo conto che queste righe mi creeranno un sacco di nemici, ma tant’è, meglio dire la verità che crogiolarsi nel politicamente corretto. Per i ficcanaso dirò che anch’io ho un cane a cui sono molto affezionato, però lo tratto da cane nel migliore dei modi e mi preoccupo che stia bene ed abbia tutto quello che gli serve. Ma sempre un cane è, non un figlio.

ALVARO COLI

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