Ma cos’è questo PIN?

Uno dei segreti meglio custoditi dagli anziani è l’ammontare della pensione e magari fanno bene per proteggersi da truffe o incongrue richieste di denaro da parte degli eredi. A me non interessa, anzi, se qualcuno volesse saperlo sono disposto anche a pubblicarlo su queste pagine. Però la pensione varia mese per mese, magari di pochi euro, ma oscilla. Mi sono informato e mi hanno detto di vedere sul sito dell’Inps. Per farlo però occorre richiedere il Pin (Personal Identification Number) all’ufficio. All’ingresso c’è una gentile signorina, con appeso al fianco una specie di cannone, credo che al Pentagono ne abbiano uno uguale. La cosa mi tranquillizza, una guardia armata difende la mia privacy. La signorina militarizzata mi presenta un modulo da compilare e mi chiedo se in caso di errore sia disposta a spararmi. Il secondo step (scusate gli anglicismi ma sembra non si possa farne a meno) è l’Ufficio n° 1 dove un tranquillo signore, disarmato, mi spiega che tutto questo è necessario per difendere la mia privacy.

Intanto però mi chiede subito il numero di telefonino (alla faccia della riservatezza) e mi fornisce un foglio con scritti 8 caratteri alfanumerici, mi comunica poi che mi giungerà un messaggio con altri 8 caratteri alfanumerici e combinando i due devo trascrivere il risultato sul sito WWW.inps.it nell’apposita casella. Questa mi fornirà gli 8 caratteri necessari per sapere i fatti miei dall’Inps. Fino a questo momento non ci sono riuscito, in futuro vedremo. Ed a proposito di segreti pensionistici una mia ex collega insegnante per strapparmi la fatidica cifra mi provoca dicendo: “Un preside in pensione prende almeno 5.000 euro al mese?” e spera che io neghi dicendo la cifra esatta.  La risposta è: “Sai che non ci ho mai fatto caso, perché sono ricco di famiglia”. Sono disponibile a comunicare la mia pensione a tutti, salvo che ai ficcanaso.

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