Elezioni europee a Roma Termini

Sono con un gruppo di amici alla stazione di Roma Termini in attesa del nostro treno. Per far passare il tempo passeggiamo nell’atrio. Definirei lo spettacolo un souq o mercato arabo se non temessi di offendere i paesi del Medio oriente; questo è molto peggio, c’è di tutto, gente di ogni provenienza e di ogni lingua. “Così è troppo facile per Salvini vincere le elezioni” dice un amico del Pd; effettivamente il caos e la confusione regnano sovrani e sono solo le 10 del mattino. Non manca la zingara che chiede l’elemosina per curare il figlio gravemente malato. “Speriamo sia vero” dice uno del nostro gruppo. Lo guardiamo male e lui risponde che è solo un trucco per farci sborsare denaro. Ci spostiamo all’esterno e ne approfitto per accendere una sigaretta. Errore, si avvicina un nordafricano che me ne chiede una, lo accontento ma subito dopo un altro.

Metti via il pacchetto e tieni una mano sulla tasca del portafoglio mi suggeriscono. Entriamo in un bar per prendere un caffè e vediamo una quasi rissa fra il barista ed un gruppo che vuole far colazione senza pagare. Torniamo veloci all’interno della stazione e cerchiamo una pattuglia di polizia che però in quel momento è assente o impegnata in un’altra operazione. Gli umori del gruppo, qualsiasi sia la loro provenienza politica, sono sempre più vicini alla Lega. Per stemperare il clima ricordo agli amici che Salvini ha posto l’Italia sotto la protezione del Cuore Immacolato della Vergine Maria, e che utilizza il rosario ai fini elettorali baciando il Crocefisso sul palco del comizio, cose che nemmeno il più becero dei democristiani di un tempo avrebbe mai osato fare. Mi torna in mente la frase di Enrico di Navarra, ugonotto e protestante, che per il trono di Francia fu costretto convertirsi al cattolicesimo e pronunciò la famosa espressione “Parigi val bene una messa”.

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