Dietro l’8×1000 i volti dell’umanità sofferente

“Parlare di 8xmille non è parlare di numeri o di strutture ma è parlare di storie, di volti” è quanto affermato in una precedente intervista da Maria Teresa Turla, progettista di Caritas diocesana Pesaro. La Caritas diocesana di Pesaro ha iniziato a partecipare nel 2009 ai bandi di progettazione promossi da Caritas Italiana per l’utilizzo dei fondi 8xmille provenienti dalle dichiarazioni dei redditi; i progetti mirano a restituire dignità alla vita delle persone per tutelarne i diritti in un’ottica di attenzione ai bisogni. Grazie a questo enorme gesto di carità tutti quanti possono dare un contributo. Uno dei progetti che oggi stiamo portando avanti e con il quale riusciamo a fornire un sostegno concreto alle necessità delle persone che incontriamo è il progetto “Una casa per tutti” nel quale viene trattato il tema dell’emergenza abitativa. Volti e storie sono passate per i muri di casa “Fra Arduino”, struttura di proprietà dei frati di San Giovanni che attualmente offre ospitalità a sette persone. Dopo 4 anni dall’apertura raccontiamo due storie di solidarietà attraverso due testimonianze.

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M.A. è un ragazzo Somalo scappato dal suo paese a causa della guerra. È arrivato in Italia il 4 ottobre 2016 lasciando moglie e figli. Dopo essere stato accolto per l’emergenza freddo presso Casa Tabanelli, struttura fino ad oggi aperta durante il periodo invernale, ora è ospite a casa “Fra Arduino”.

Come è migliorata la tua condizione?

Prima di rivolgermi a Caritas ero in affitto ma non riuscivo più a sostenere le spese. Dopo aver parlato dei miei problemi mi è stato fornito un alloggio e sono stato in grado di riprendere in mano la mia vita. Sto svolgendo un tirocinio e riesco a dare aiuto alla mia famiglia. Ora la mia vita è felice.

 

Z.A. è in Italia da quasi tre anni e mezzo, sola con due bambini è scappata dall’Iran per permettere ai suoi figli di vivere una vita dignitosa. Due anni fa è entrata a far parte del progetto “Una casa per tutti” e dopo gli aiuti ricevuti ora ha un lavoro come parrucchiera.

Nonostante la distanza dal tuo paese, riesci a sentirti a casa?

È diverso rispetto all’Iran. Una volta giunta qui in Italia ho ricominciato da zero, avevo bisogno di una mano per rialzarmi e trovare la strada giusta. Ora mi sento libera e tranquilla, i miei figli crescono bene e studiano. Ormai l’Italia è diventata la mia casa.

Come vivi le relazioni con il resto degli abitanti della struttura?

Sono tutti gentili e tranquilli, quando ho bisogno si rendono disponibili a darmi una mano. Mio figlio voleva imparare a suonare il pianoforte ed un signore, musicista, al secondo piano gli dà qualche lezione.

ALESSANDRO SERAFINI

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