Basta ingannare i ragazzi

«Basta ingannare i ragazzi». Così Silvio Cattarina, fondatore della comunità terapeutica “L’Imprevisto” di Pesaro, plaude alla recente sentenza della Cassazione che ha dichiarato illegale la commercializzazione della cosiddetta cannabis light. «Il termine light – dice Cattarina – contribuisce ad abbassare ancora di più la percezione sociale del problema nei ragazzi che invece vanno aiutati a non cadere nel giro delle droghe». Ecco perché lascia perplessi che venga usato il noto “City brand” ideato dal Comune di Pesaro (vedi foto in pagina), con la foglia di marijuana e la scritta “Weed Pesaro”, ovvero “Erba Pesaro”. Come se non bastasse si aggiunge un esplicito appello alla cannabis potenziata con l’hashtag #legalizeit, ovvero “legalizzala”.

Dunque il “city brand” che dovrebbe declinare le eccellenze della città di Pesaro con i simboli delle sue tipicità (musica, sport, cultura, bicicletta…) diventa un messaggio volutamente ambiguo per pubblicizzare una droga? La risposta arriva nientemeno che da Giovanni Serpelloni, già capo del dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio ed oggi senior fellow del Drug policies institute dell’Università della Florida e direttore del Dipartimento delle dipendenze di Verona. «Dopo la sentenza della Cassazione queste pubblicità sono tutte fuori legge perché la vendita di cannabis light (ma anche derivati ed olii) è comunque considerata spaccio. Inoltre comunicazioni del genere rientrano anche sotto la regolamentazione degli art. 82 e 84 del DPR 309/90, che si sancisce il divieto di pubblicità e proselitismo».

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