40 anni di pellegrinaggio Urbino-Pelingo

Si è svolta il 2 giugno scorso la quarantesima edizione del tradizionale pellegrinaggio mariano al Pelingo, nato dal cuore e sempre guidato con grande passione da mons. Umberto Brambati. Quest’anno non è potuto essere presente per motivi di salute, ma la sua figura è aleggiata lungo tutto il tragitto. E il parroco di Colbordolo don Hugo che ne ha raccolto il testimone, l’ha più volte ricodato lungo il tragitto.

Una lunga storia. L’esperienza è partita dall’impegno di un manipolo di ragazzi della scuola media di Urbino per poi allargarsi, di anno in anno, fino a far registrare una grande partecipazione di popolo, proveniente da tutte le sette Unità Pastorali dell’Arcidiocesi. Questo, come ogni santuario, costituisce una pietra miliare posta a segnare i tempi del nostro itinerario terreno: consente una pausa di ristoro nel viaggio, come le oasi nel deserto, nate per offrire refrigerio e sollievo. Anche questo santuario, come tanti altri, è dedicato a Maria, perché l’umile Vergine di Nazareth ha generato, per opera della Spirito Santo, il Salvatore universale. Inoltre la vocazione è quella di essere un’antenna permanente dell’annuncio della Salvezza.

Il percorso. I pellegrini si sono ritrovati alle 6,45, all’inizio della “Strada Rossa”, ricevendo due consegne: preghiera e silenzio. Due atteggiamenti specifici che si pongono come gesto del camminare nella fede. Il percorso a piedi ci aiuta a ritrovare il tranquillo scorrere del tempo e a gustare la pace e la bellezza dell’ambiente che ci circonda; tutto questo oggi è messo a dura prova perché siamo bombardati, da mille sollecitazioni che portano a non approfondire, bensì a correre dietro all’effimero e all’esperienza immediata, come pure non ci permette di ritagliarci qualche pausa dagli strumenti informatici che dettano la nostra agenda e non aiutano a guardare il volto di quello che ci sta accanto. Dopo le precedenti giornate di pioggia e freddo, il clima è cambiato ed i pellegrini sono stati accompagnati da una radiosa e calda giornata di primavera avanzata. A rendere ordinato e sicuro il tragitto hanno provveduto i volontari della Croce Rossa Italiana. Dopo la prima sosta a Fermignano per la colazione, una seconda in cima alla salita di S. Gregorio, prima della discesa verso il Pelingo. Qui la famiglia Marconi, come già da diversi anni, ha offerto con generosità un benefico ristoro. Oltre a don Hugo un gruppo di giovani della Morciola, hanno animato il pellegrinaggio con canti, preghiere e riflessioni.

La santa messa. Nella celebrazione eucaristica di mezzogiorno, animata dal coro di Morciola, che si è svota nella nuova struttura, inaugurata nei giorni precedenti, mons. Tani, dopo aver ringraziato lo storico animatore don Umberto e l’attuale don Hugo, ha sottolineato il valore della preghiera collegiale, ovvero come tutti, tramite la Parola, l’Eucaristia e luoghi come il Pelingo, possano percorrere la strada che porta a Dio. «Siamo chiamati a procedere tutti insieme come si è fatto con questo pellegrinaggio», ha concluso l’Arcivescovo. Mons. Sandro De Angeli, dopo aver evidenziato come ha scoperto nella diocesi ugandese, dove ora si trova, un quadro della Madonna, simile a quella del Pelingo, ha ribadito «di non sentirsi un navigatore solitario perché accompagnato dalla nostra Chiesa e dalla Vergine Maria».

Giuseppe Magnanelli

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