Carcere tra luci e ombre

Luci e ombre del sistema carcerario italiano. È stato questo il filo conduttore dell’incontro tenutosi giovedì 10 maggio scorso, presso il Centro pastorale diocesano, organizzato dall’associazione Antigone, dalla Caritas diocesana, dall’associazione Banca del Gratuito, dall’ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, dall’associazione Mondo a quadretti e dall’associazione Papa Giovanni XXIII con Carmelo Musumeci, ergastolano e scrittore e Nadia Bizzotto volontaria della comunità Papa Giovanni XXIII.

Costituzione. Attraverso le parole dei due relatori è emersa in maniera evidente la contraddizione insita nell’ordinamento dello Stato: se da una parte la Costituzione sancisce infatti il carcere come strumento per la rieducazione e il reinserimento, dall’altra le leggi permettono l’ergastolo (restrizione carceraria a vita), anche nella sua forma più dura, cioè quella dell’ergastolo ostativo cioè senza possibilità di permessi premio e concessioni. Dati alla mano inoltre, è evidente notare che il carcere italiano, nelle pene con una data di termine, risulta avere un’altissima percentuale di recidiva, circa del 70%, mentre per chi sconta pene alternative, come quelle portate avanti dalle diverse comunitè dell’associazione Papa Giovanni XXIII, la recidiva si abbassa al 10%. Le loro storie, intrecciatesi in maniera ormai indissolubile, hanno raccontato un altro carcere, fatto pur sempre di luci e ombre, ma pensato al fine rieducativo, quello previsto dalla Costituzione della Repubblica italiana. Gli intervenuti hanno potuto infatti ripercorrere dapprima la storia di come l’associazione Papa Giovanni XXIII è giunta ad occuparsi di carcerati e, in particolare, di ergastolani, poi successivamente la storia di Carmelo Musumeci, una storia fatta di povertà, errori e di difficoltà e di come questo lo abbia portato infine al carcere.

Testimonianza. Ma Musumeci, ora in libertà vigilata, non si è limitato a questo: ha infatti raccontato la sua esperienza di carcerato, dapprima in lotta con il sistema-carcere, trasformatasi poi, grazie ad incontri speciali, per primo quello con don Oreste Benzi, in maniera del tutto nuova ed inaspettata, attraverso la quale è riuscito a ricostruirsi una propria vita, studiando e laureandosi, per ben tre volte, in carcere.

L’iniziativa è stata svolta all’interno del programma “La primavera della legalità 2019” e ha lasciato nei presenti sicuramente un importante messaggio: anche il peggior criminale non è cattivo in sé, ma è solo un uomo che ha commesso degli errori, più o meno gravi e che va capito e considerato per questo.

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