Una reliquia di S. Rita da Cascia a Urbino

Domenica 5 maggio alle 18 arriverà a S. Domenico la reliquia di Santa Rita (vissuta tra il 1380 ed il 1457), portata dalla badessa del monastero di Cascia in persona, suor. Maria Rosa Bernardinis; ad accogliere la reliquia, l’Arcivescovo, il clero, i fedeli della città e dell’Arcidiocesi. Non si tratta della reliquia pellegrina di s. Rita, ma di un dono delle Agostiniane di Cascia alle consorelle d’Urbino. Piccolo, quanto prezioso, dal momento che non si tratta d’un oggetto posto a contatto con il corpo della santa, bensì d’un frammento osseo prelevato durante l’ultima ricognizione medica effettuata nel 1977 (si parla quindi di reliquia ex corpore o ex ossibus). Un fatto di tale portata non poteva rimanere limitato alla comunità monastica di S. Caterina in Urbino, e quindi è stato esteso all’intera Arcidiocesi.

Gli appuntamenti. La reliquia sarà accolta a S. Domenico dove il nostro vescovo la chiuderà nel reliquiario apponendovi il proprio sigillo. Al termine della Celebrazione Eucaristica, verrà portata in processione al monastero delle Agostiniane per rimanervi, per sempre! Fino a mercoledì 22, giorno della festa di s. Rita, la reliquia rimarrà esposta per la venerazione nella chiesa delle Agostiniane in via Saffi; eccezion fatta per venerdì 10, quando sarà portata all’ospedale di Urbino. Sono in programma altri momenti di preghiera e altri eventi per conoscere meglio la figura di questa santa, come indicato nella pubblicità diffusa in tutta la diocesi. La reliquia sarà il segno tangibile della vicinanza di s. Rita per tutti noi e per la nostra Chiesa locale. Per molti è già una presenza quasi familiare; la devozione verso di lei infatti non risente della crisi di fede né d’un calo di numeri, a dimostrazione del fatto che il sentimento religioso nella gente non è morto né assopito. E Rita è capace di rianimarlo perché non è solo una mistica o una taumaturga, con una vita segnata da prodigi.

La vita della Santa. Prima di consacrarsi nel monastero agostiniano di Cascia, fu sposa, madre e vedova, sperimentando in tal modo la quotidianità della vita di famiglia con i suoi alti e bassi, gioie piccole e grandi, finché non le furono strappati gli affetti più cari, con l’assassinio del marito e la morte dei due figli a breve distanza. Cascia in quei tempi era insanguinata da continue faide e Paolo di Ferdinando Mancini, lo sposo di Rita, fu una delle numerose vittime. Nonostante la sofferenza, Rita scelse di non seguire la legge d’allora, che considerava la vendetta legittima, ma quella del Vangelo: pur conoscendo l’identità dell’omicida non ne rivelò mai il nome, prodigandosi addirittura per la pace tra le famiglie avversarie. Ci riuscì, e oggi Cascia è meta di continui pellegrinaggi, terra di preghiera anziché di violenza, dove una piccola donna – “gigante di santità” come la definì s. Giovanni Paolo II – riuscì a ribaltare le sorti d’una città e di molte vite, seminando qualcosa d’Altro nelle pieghe prosaiche e tragiche della storia. Ma non è forse quello che anche oggi cerca anche la maggior parte di noi? Forse è questo il motivo per cui la patrona dei “casi impossibili”, l’avvocata dei casi disperati, riesce a toccare i cuori, come fece con suo marito e con i suoi concittadini.

Le sorelle agostiniane

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