Le Marche tra crisi e ripresa

Non dovete credere che tutto vada male e andrà sempre peggio; che in Italia e nelle Marche non ci sia futuro né lavoro e che l’unica soluzione sia emigrare”. Questo il messaggio lanciato dal sindaco di Pesaro Matteo Ricci e dai relatori dell’incontro “OrientaMarche”, svoltosi venerdì 5 aprile a Palazzo Antaldi per iniziativa della nostra Regione, allo scopo di offrire agli studenti delle scuole superiori pesaresi alcuni criteri orientativi non solo, come ha detto il prof. Marco Cangiotti, su “che cosa fare”, ma anche su “che cosa essere”. Quali ragioni giustificano questa fiducia verso una situazione che pure è così problematica per il nostro territorio?

 

Occupazione. Innanzitutto non si deve dimenticare – ha detto Tonino Pencarelli, ordinario di Economia e Gestione dell’Imprese all’Università di Urbino – che le Marche sono la seconda regione in Italia per rapporto aziende-popolazione e che la disoccupazione, salita dopo la crisi del 2008 dal fisiologico 3,7% al preoccupante 11%, ora si attesta al 7,5%: segnale che delle opportunità si sono create e che occorre scoprirle, utilizzando anche la piattaforma web collegata al progetto Garanzia giovani. Inoltre – ha comunicato il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli – sono stati stanziati circa 20 milioni di fondi europei da investire in vari campi: supporto ai giovani che vogliono iscriversi all’Università ma non hanno risorse per farlo; contributo a fondo perso per chi desidera aprire un’attività in proprio; aiuto nella ricerca del lavoro per chi vuole entrare direttamente in questo mondo; promozione di dottorati industriali per offrire alle imprese la possibilità di avere laureati ricercatori con cui sviluppare prodotti avanzati. Informarsi e documentarsi dunque è possibile e necessario. Anche per questo si sono succedute le testimonianze di giovani imprenditori, coraggiosi e intraprendenti, che si stanno cimentando in start up e co-working, mettendo in gioco il proprio talento.

 

Giovani. Ma i giovani – hanno ricordato l’Arcivescovo Piero Coccia e l’assessore regionale all’orientamento Loretta Bravi – sono chiamati a qualcosa di più alto e impegnativo in vista della scelta del proprio futuro. Sono chiamati da subito ad avere a cuore la propria umanità. Perché la prima risorsa di ogni lavoro, di ogni innovazione, di ogni società è la persona. Il che significa: avere forti motivazioni, derivanti dalla consapevolezza della propria dignità; essere responsabili e capaci di relazioni, donando e meritando fiducia; essere disponibili a collaborare con gli altri, portando il proprio contributo alla società. Questo capitale umano va protetto e potenziato. Per questo ancora una volta l’emergenza più impellente risulta quella educativa: perché è indispensabile formare non solo competenze, ma soprattutto personalità.

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