Cosi ci salviamo da ogni egoismo

Per l’occasione, domenica 24 marzo giovani e adulti delle parrocchie di Tavullia, Belvedere Fogliense, Padiglione, Borgo Santa Maria e Santa Maria del Porto, guidati da don Giorgio Paolini, si sono ritrovati con un duplice intento: riflettere sul discorso pronunciato da Papa Francesco a Loppiano, cittadella internazionale del Movimento dei Focolari e vivere un gesto di comunione esplicita con l’Arcivescovo Piero Coccia, sottoponendogli anche alcune domande.

 

Tema. Tema centrale dell’incontro non poteva che essere l’unità: quella “spiritualità del noi che salva da ogni interesse egoistico” e che non è solo un fatto spirituale, ma una realtà concreta, con formidabili conseguenze a livello sociale, culturale, politico, economico. Lo testimonia la stessa Loppiano, “una città inclusiva e aperta, dove, attraverso il lavoro della terra, le attività industriali e artigianali, le case per l’ospitalità, le scuole di formazione, ciascuno è in dialogo e a servizio di tutti”. Proprio su questo tema si sono incentrate le domande che i giovani, dopo aver raccontato le loro esperienze di settimane di unità, campeggi estivi, campi ecumenici, hanno rivolto all’Arcivescovo: come esprimere la “spiritualità del noi” nella realtà della chiesa locale? Come affrontare quella “solitudine ecclesiale” di cui soffrono tante comunità diocesane? Quale contributo possono offrire i giovani dopo il recente Sinodo?

 

Società. L’Arcivescovo ha chiarito, innanzitutto, che la sorgente dell’unità è Cristo e che pertanto la prima condizione per realizzare tale unità è celebrare con piena consapevolezza e gratitudine l’Eucaristia. La Messa infatti non è un momento di pausa contemplativa nella concretezza della vita quotidiana, ma è il gesto con cui Cristo trasforma tale concretezza, assumendola in sé e restituendo ad ogni persona il suo vero significato: donarsi con amore all’altro. Per il cristiano, perciò, andare a messa non è un dovere, ma un’esigenza. Solo a partire da qui è possibile impegnarsi a superare quella “solitudine ecclesiale” che si identifica con l’autoreferenzialità: un limite comune a molte realtà parrocchiali e associative, i cui responsabili a volte dimenticano di essere guide e non proprietari del gregge. Ai giovani poi l’arcivescovo ha detto, in attesa dell’esortazione post sinodale del Papa, che possono farsi promotori di fraternità “stando al chiodo”: rimanendo saldamente legati alla vita della loro comunità, vivendo l’eucaristia e promuovendo iniziative di impronta non solo sociale, ma anche culturale. E soprattutto evitando due rischi: l’ottimismo ingenuo e sentimentale da un lato, il pessimismo catastrofista e ingeneroso dall’altro.

 

Strada. Il distintivo del cristiano è il realismo: una presa d’atto delle importanti opere che la Chiesa universale e locale genera, con la scommessa di intravedere in esse una strada possibile di fraternità là dove siamo, in tutti i rapporti che popolano la nostra vita.

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