Prof dove andiamo in gita?

In questo titolo ci sono due errori: intanto non si dice prof ma professor Nome Cognome, poi non parliamo di gita ma di visita di istruzione scolastica. La gita la fate con i vostri genitori o i vostri amici. Ancora devo capire quale sottile perversione o “cupio dissolvi” possa indurre un adulto, laureato, insegnante e si suppone responsabile ad accompagnare un gruppo di adolescenti scarsamente interessati a visitare una città d’arte o una serie di monumenti storici. È di questi giorni la notizia che uno studente, nel tentativo di sottrarsi ai controlli ed uscire dall’albergo da solo sia precipitato dal terzo piano con esiti funesti. Ci sono certamente dei risvolti civili e penali e non vorrei essere nei panni del dirigente o dell’accompagnatore. Se non bastasse i docenti devono avere le competenze di un ingegnere dei trasporti per verificare che l’autobus sia pienamente in regola e se ha dei dubbi chiami la Polizia stradale per avere il nulla osta alla partenza, Altra notizia recente è la selezione che una scuola ha fatto di alunni che possano partecipare o meno alla visita di istruzione (vedi p, 18) in base al voto di condotta.

Naturalmente i genitori degli esclusi hanno elevato vibrate proteste accusando la scuola di discriminazione. Le cosiddette gite sono anche l’occasione di provare le ebrezze alcoliche, se va bene, e condurre un branco di adolescenti ubriachi non è il massimo. È ormai nella norma che gli alberghi, nell’accogliere gli studenti, chiedano una bella cifra come garanzia per eventuali danni, che viene restituita solo alla partenza. L’unico modo per educare o almeno controllare le scolaresche è farle vivere in un ambiente protetto e circoscritto come le aule scolastiche. Vi meravigliate ma vi stupireste ancora di più se vedeste un domatore di leoni addestrarli in un prato aperto. Il circo usa robuste gabbie per il contenimento.

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