Cento giorni alla fine della scuola. Vogliamo festeggiare.

 

Non c’è miglior occasione per meravigliarsi, non tanto per la voglia di festeggiare delle classi dell’ultimo anno, lo fanno già da un pezzo, quello che invece suscita il nostro stupore è il “look” dei ragazzi: maschi in giacca e cravatta e femmine coi tacchi a spillo e vestito da sera. Abituati come siamo ad un aspetto trasandato e finto sportivo con strappi e scoloriture varie, vedere queste tenute eleganti ci fa credere in un mondo diverso e tornare indietro di almeno un secolo. È di poco tempo fa la trasmissione “Quante storie” di Corrado Augias, che interpellando una ragazza dai jeans strappati l’ha apostrofata così: “Quella signorina dalle ginocchia denudate”. Certo non avrebbe potuto dirlo ai ragazzi che festeggiavano i Cento giorni. Cravatte e papillon, abiti lunghi ed eleganti, scarpe coi tacchi a spillo, E pazienza se le signorine avevano difficoltà a camminare, abituate come sono a morbide scarpe da ginnastica e se i giovanotti per farsi in nodo alla cravatta sono dovuti ricorrere al padre che lo aveva studiato durante il servizio militare.

Impareranno. Quello che importa è il diverso modo di esibirsi e la voglia di essere belli. Al termine di una seduta di esami di maturità, nella cerimonia per la consegna dei diplomi, avevo invitato i ragazzi a presentarsi con vestiti eleganti per lasciare un bel ricordo ai compagni di scuola, forse era l’ultima occasione di ritrovarsi insieme. Mi ascoltarono quasi tutti, salvo uno che, forse per contestarmi, si presentò in bermuda, canottiera e ciabatte infradito. Gli dissi che poteva ritirare il diploma in segreteria e lo congedai. La madre mi guarda ancora con odio, ma me ne son fatta una ragione. Quest’anno vedere una mise elegante mi ha riconciliato col mondo dei giovani. Forse c’è ancora speranza. È vero che l’abito non fa il monaco, ma combinare stupidaggini in abito da sera è molto più difficile se non improbabile.

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