Notizie religiose come comunicarle?

Un fatto non è necessariamente una notizia. Diventa tale per decisione del giornalista o del comunicatore che seleziona gli eventi in base a precisi criteri: orientare politicamente, fare audience, assecondare una determinata fascia di pubblico, rispondere a logiche dominanti, piazzarsi mediante internet ai più alti livelli di ricerca. Ciò vale anche per i fatti religiosi. È partito da questa considerazione l’intervento di Vincenzo Corrado, direttore dell’Agenzia Sir, nel primo incontro del Corso per Operatori della Comunicazione tenutosi giovedì 28 febbraio a Villa Borromeo e introdotto, dopo il saluto del Vicario Generale don Stefano Brizi, dal direttore del Nuovo Amico Roberto Mazzoli.

 

Interrogativi. Il tema “Le notizie religiose: quali comunicare e come comunicarle” ha sollevato non pochi interrogativi. Quali “eventi religiosi”, si è chiesto il relatore, vengono normalmente trasformati in “notizie religiose” dai media? “In genere i problemi dei preti, il rapporto della Chiesa con il denaro, gli interventi delle autorità ecclesiastiche che contengono riferimenti alla politica. Oppure gesti eroici di “preti di frontiera”, preferiti al lavoro fedele di parroci e sacerdoti che svolgono quotidianamente il loro ministero”. I media, cioè, tendono, da un lato, a produrre notizie religiose con un’ottica politica e partitica; dall’altro a praticare una scissione tra la carità, ritenuta socialmente utile e la fede, supposta come fatto individuale e privato. In questo contesto, reso oggi più problematico dal mare magnum digitale che accresce la confusione e la difficoltà di orientarsi, qual è la responsabilità dei media cattolici?

 

Dialogo. È chiaro che ci sono delle regole da rispettare: oggi c’è una tale accelerazione dei sistemi comunicativi, che è necessario acquisire una competenza tecnica elevata e una capacità di essenzializzare il linguaggio. Ma c’è anche una questione di scelta di campo. Occorre, ad esempio, considerare “religiosa” non la notizia “confessionale” riguardante solo chi frequenta la parrocchia, ma quella che mette in comunicazione l’esperienza ecclesiale con l’opinione pubblica. Il che significa conoscere il proprio territorio, comprenderne i processi, ma anche offrire una lettura evangelica dei fatti, denunciare ciò che è ingiusto, proporre nuovi stili di vita. L’obiettivo è una comunicazione che sappia dialogare e insieme evangelizzare.

Si tratta di possedere una maturità umana e di fede, di non arrendersi alle categorie interpretative laiche, di alimentare sempre la speranza e l’entusiasmo. Introducendo magari un’azione educativa nelle scuole, perché se è vero che i giovani si informano quasi esclusivamente sul web, non è detto che si accontentino di questo.

 

Date. Il corso di formazione prosegue con altri appuntamenti sempre di giovedì e sempre alle ore 21.00 nella sede di Villa Borromeo in via Avogadro 40 a Pesaro. Giovedì 7 e giovedì 14 marzo la doppia lezione di Federico Venturini (esperto in comunicazione e marketing) rispettivamente sul tema: “Il mondo digitale: caratteristiche e prospettive” e “La presenza on line delle parrocchie, degli uffici pastorali e delle associazioni diocesane”. Concluderà il percorso giovedì 21 marzo don Antonio Ammirati, portavoce dei Vescovi Europei e giornalista di TV2000 su: “La centralità della comunicazione nella Chiesa”. Per la frequenza di quest’ultimo incontro l’Ordine Nazionale dei giornalisti riconosce 2 crediti formativi.

 

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