Tramonto delle democrazie

L’allarme del politologo David Runciman: le democrazie occidentali possono capire in anticipo una loro possibile crisi? Nel suo romanzo fantapolitico “Qui non è possibile” il premio Nobel Sinclair Lewis immaginò che, alla metà degli anni ’30, anche gli Stati Uniti potessero subire una svolta autoritaria come era avvenuto in Italia e Germania. La risposta era evidente: “Qui non è possibile! Tuttavia molti politologi, oggi, sono tornati a interrogarsi sul pericolo di svolte autoritarie anche per le nostre democrazie. Per Runciman la storia non si ripete e le minacce non sono più quelle del passato. Egli perciò invita a volgere lo sguardo al futuro per tentare di “pensare l’impensabile”. Una prima minaccia, non imminente, è legata all’insorgere di una catastrofe, come uno scontro nucleare e il riscaldamento globale. Una seconda minaccia ha a che fare con la rivoluzione digitale che rappresenterebbe una insidia fatale per le istituzioni rappresentative. Infine quella già attuale, un “colpo di Stato”, però non secondo il vecchio repertorio delle armi e delle violenze sociali, ma con l’artificio “morbido”, che riduce a poco a poco libertà e garanzie.

A questo punto la politica non può non pensare alle sofferenze delle odierne democrazie d’Europa, e quindi anche dell’Italia. Già coinvolte nella crisi e non da oggi. In seguito a cambiamenti sociali, soprattutto alla crisi economica, i ceti medi più esposti non vedono più nella democrazia un valore politico primario e necessario. Stanno venendo meno gli anticorpi contro i nuovi pericoli di un “dispotismo morbido” di non facile interpretazione. In una conferenza del 1995 Umberto Eco parlò dell’Ur-fascismo dai mille volti che potrebbe sempre riaffacciarsi in abiti civili ed in termini assolutamente nuovi. Se i riferimenti dello scrittore vanno considerati “segnali” importanti, quanto raccontano e pensano oggi politici e non solo, apre uno “scenario” drammatico che tutti dovrebbero attentamente considerare. Campagne elettorali, candidati, partiti, populismi e nazionalismi esposti sulla filigrana dell’anti politica non escludono svolte autoritarie. A un secolo dalla fondazione del Partito Popolare, si ricomincia a parlare di don Sturzo, il quale pone come pilastri della democrazia “istituzioni e popolo”. Ove per vie traverse si erode il sistema (Costituzione, Leggi…) e il popolo da soggetto lo si riduce a oggetto e strumento per comprare voti e potere, il tramonto delle democrazie è vicino.

 

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