Un appello alla consapevolezza

Il Vangelo di Matteo inizia con una lunga genealogia, con nomi di uomini e donne attraverso i quali la vita si è trasmessa fino a Gesù. Il disegno di Dio si compie attraverso la generazione, che ne siamo o no consapevoli. C’è una foto, alla quale io sono particolarmente affezionata con mia mamma, mia figlia e mia nipote, quattro generazioni, la vita che si trasmette.Tutti noi siamo figli: abbiamo cominciato a vivere in un momento unico ed irripetibile del tempo.Il concepimento ci mette di fronte al mistero della vita, che è comunque data: nessuno di noi si è fatto da sé. Chi di noi è diventato, a sua volta madre e padre, ha provato questo sentimento.L’inizio di una nuova vita non ha solo ragioni biologiche, ma ci mette di fronte ad un mistero più grande. Tutti i nostri programmi si arrestano di fronte alla domanda: chi sarà questo bambino? Cosa ci accadrà di fronte a questa imprevedibile novità?

 

Difficoltà. Nella mia esperienza di operatrice del Centro di Aiuto alla Vita mi è successo molte volte di incontrare donne e coppie spaventate per questa novità, perché credono di non essere nelle condizioni economiche, psicologiche e sociali per affrontare una gravidanza e la nascita di un figlio. Non mi sono mai preoccupata di misurare queste condizioni, a volte veramente difficili, né tantomeno di giudicare chi si trova talmente impaurito e solo da pensare ad una interruzione volontaria della gravidanza. Ho piuttosto aiutato a focalizzare lo sguardo sul bambino, su ciò che di buono avrebbe portato alla vita dei suoi genitori e sulla sconfitta che sarebbe stata il rinunciare a lui. Senza tralasciare di fornire l’aiuto, qualunque esso fosse, di cui loro avevano bisogno. Un appello dunque alla consapevolezza ed alla libertà che, nella maggior parte dei casi, ha avuto un esito positivo.

 

 

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