Se vuoi la pace dimentica la guerra

“Se vuoi la pace dimentica la guerra”. È la traduzione libera e ambigua di un detto antico, la quale affida al mito della bomba atomica la sicurezza della pace e normalizza le cosiddette “guerre dimenticate”. Grazia vuole che in questo periodo sia stato pubblicato il sesto Rapporto della Caritas Italiana, che fa tutt’altra predica. Riassumo in breve. Nel 2017 i conflitti sono stati 378 di cui 186 ‘crisi violente’ e 20 guerre ad alta intensità. Si registra la crescita costante di produzione e commercio delle armi, il silenzio dei mezzi di comunicazione e l’amnesia degli italiani soprattutto. Mi preme ricordare che questo commento si basa sui dati dell’ultimo rapporto compilato magistralmente dalla Caritas sui conflitti dimenticati, in collaborazione con Avvenire, Famiglia Cristiana, il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca. Dati che confermano l’aumento di produzione ed esportazione di tutti i tipi di armi, da quelle leggere a quelle nucleari. Circa la classifica dei maggiori esportatori, riporto testualmente: “Stati Uniti 34%, Russia 22%, Francia 6,7%, Germania 5,8%, Cina 5,7%… Italia 2,5%”. Gli importatori vanno dall’Arabia al Medio Oriente, dal centro Africa all’America Latina, laddove si annidano i conflitti nati e dimenticati per interesse. Il rapporto parla del commercio delle armi e non espressamente della produzione rimasta negli arsenali che dovrebbe essere molto alta, anche se non suffragata da cifre, dati e percentuali.

 

Il grande Nord ha fatto del Sud una polveriera. E del proprio “grembo” che ne ha fatto? Un vulcano che, se si scalda, potrebbe far registrare la fine di un’epoca. E questo silenzio dell’informazione pubblica sulle guerre e i conflitti dimenticati che senso ha? A mio avviso, semplificando, si tratta di un inciucio folle tra mercato e politica, privo di intelligenza storica ed umanità. Così commenta, amaramente, l’ottimo giornalista Marco Tarquinio: “le guerre iniziano a finire solo quando si inizia a vederle; solo se lo facciamo noi possono finire”. Spesso l’informazione si ripiega su questioni nazionali e populiste provocando così una diffusa ignoranza, poco si racconta sulle guerre, niente sui conflitti. A trattarne è rimasta la Tv. La convivenza pacifica sulla terra è problema vitale e universale, peccato imperdonabile se la politica non se ne rendesse conto.

 

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